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  • Cosa si fa con un gatto morto? Maramao – così chiamato in onore della vecchia canzonetta del Trio Lescano – se ne stava rigido sul tappeto del soggiorno. Il signor Alberto pensò che la carcassa sembrasse un prodotto da banco frigo. Immaginò la Morte sfiorarci col suo indice gelido al solo scopo di trasformarci tutti in surgelati da riporre in ghiacciaia e scongelare

    nel Giorno del Giudizio. Sorrise nonostante la stretta al cuore. Aveva settantacinque anni compiuti, dopotutto. Passava metà della giornata ghignando al passato e l’altra metà a supporre cosa sarebbe successo dopo. Se la vita fosse la barra di un download, pensò, alla fine ci installeranno da qualche parte. Maramao si è trasformato in una app per

    il cellulare dell’Aldilà. Si trascinò fino al cucinotto e prese da sotto al lavello una delle grosse buste verdi fornite dal Comune di Bucinella per lo smaltimento dei rifiuti. Già che c’era, s’infilò i guanti gialli di gomma che utilizzava per lavare i piatti. Tornò in soggiorno, sollevò Maramao tenendolo per la coda e lo imbustò. Chiuse con l’apposito nastro rosso. Qualche minuto dopo era

    in cortile davanti ai bidoni dell’organico. Vi aveva appena gettato Maramao, separandosi da lui dopo dodici anni di convivenza di cui gli ultimi sette esclusiva, e se ne stava là, incerto se farsi il segno della croce o dire due parole. Si guardò attorno e decise che, non avendo più messo piede in chiesa da quando era morta la sua Barbara, la prima opzione sarebbe stata ipocrita.

    Optò per la seconda. Tolse i guanti e si sbottonò il colletto della camicia. Aveva le mani sudate – un po’ per la gomma e un po’ per l’emozione. Si schiarì la voce. «Eri un buon gatto» cominciò, piano. «Alla fine, ci sopportavamo, no? In tante cose avevamo persino finito per assomigliarci. Eravamo entrambi suoi, dopotutto. Quando era ancora con noi, tu e io non ci

    consideravamo poi molto. I suoi due animali domestici, uno gettato su un divano e l’altro accoccolato in poltrona. Con i quali condividere letto e silenzi. Da nutrire a intervalli regolari. Ci ignoravamo, perlopiù. Non sei mai venuto a chiedermi croccantini o coccole, non mi hai mai riscaldato le gambe o tirato musate reclamando una carezza anche quando stavo male.

    Hai miagolato accanto al suo corpo disteso sul pavimento finché i vicini non mi hanno chiamato. Chissà se l’avresti fatto per me. Però, dopo, in qualche modo ci siamo intesi. I due vedovi del terzo piano. A far la gara a chi l’avrebbe raggiunta per primo. Hai vinto, amico mio. Non prendertene troppo il merito con lei. Dille che, fossi un po’ meno ostinato e, soprattutto, fossi sicuro

    di rivederla, non esiterei a raggiungervi. Lo farei pure adesso. Ma non lo so... È che non so se... Vabbè, lei capirà. Mi conosce abbastanza bene. Perciò, falle compagnia finché non passa il mio autobus...». Il respiro di Alberto, già un po’ affannato, si ruppe. Il vecchio si sforzò di trattenere i lacrimoni all’interno delle palpebre. Ci riuscì solo a metà e fu costretto a passarsi

    il dorso della grossa mano destra sugli occhi per asciugarseli. «Gattaccio del malaugurio, guarda cosa mi hai fatto fare» borbottò. «Con chi sta parlando, signor Alberto?» chiese la ragazzina, dall’alto del suo balcone al primo piano.

    Senza disturbare i tulipani

Senza disturbare i tulipani

Pubblicazione: 26 maggio 2022

Collana: Dissensi

Pagine: 152

ISBN: 9788896350973

Disponibilità: Ottima

Prezzo: 14.00 

«Prova a immaginare, Eva. Il cielo notturno è una diga che ci protegge da un oceano di luce accecante. Se non infilassimo il dito nella falla quella luce pian piano entrerebbe, sfonderebbe la diga e diventeremmo tutti ciechi, saremmo tutti annullati nel fuoco». Allora, alzai la mano anch’io per mettere un dito su una stella.

Il signor Alberto ha settantacinque anni, è vedovo ed è il rider (lui direbbe fattorino) più anziano d’Italia. Pur arrancando sulle scale e nonostante rughe e capelli bianchi, ottiene ottime recensioni sulla piattaforma di delivery perché è gentile, disponibile, ribatte con ironia alle battute di chi lo sfotte per la sua età, ma soprattutto sa ascoltare le persone. Così, consegnando cibo a domicilio, viene coinvolto nelle vite dei suoi vicini come Margherita, un’adolescente che gestisce la Cabina telefonica delle storie, ed Eva Gaspardi, centenaria che possiede una motocicletta della Seconda guerra mondiale e che consegnerà ad Alberto un biglietto contenente una parola misteriosa: Afsluitdijk. I ricordi, che le affiorano come tulipani dal fondo dell’oceano, catapulteranno Alberto, Margherita e le sue amiche nei Paesi Bassi. C’è chi i ricordi li riporta alla luce e chi li ha nascosti nella fossa più oscura: completa il quadro Simona, una party-girl cinica e scostante abbandonata dalla madre in tenera età.

Senza disturbare i tulipani è un romanzo sui legami, la memoria e il senso di comunità, una favola moderna piena di app, amicizia, motori, amore, pizze e storie. Tante storie.

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