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  • L'UOMO CHE BADAVA «BADAVA»

    Mi è stato detto da coloro che sanno – e io ci credo – che a diciannove mesi di età piangeva perché sua nonna non gli permetteva di imboccarla con il cucchiaio, e che a tre anni e mezzo venne tirato fuori, esausto, da un barile pieno d’acqua dove si era arrampicato allo scopo d’insegnare a nuotare a una rana. Due anni dopo si procurò una ferita permanente all’occhio

    sinistro, mostrando alla gatta come trascinare i gattini senza far loro male e, più o meno nello stesso periodo, venne punto pericolosamente da un’ape mentre la trasportava da un fiore – sul quale, a suo parere, stava soltanto sprecando il suo tempo – a un altro più ricco di sostanze utili alla produzione del miele. Il suo desiderio era sempre quello di aiutare gli altri.

    Passava intere mattinate a spiegare alle galline esperte come covare le uova, e rinunciava a pomeriggi di raccolta delle more tra i rovi pur di starsene a casa a schiacciar noci per il suo scoiattolo. Non aveva ancora sette anni quando litigò con la madre sul modo in cui trattare i figli, oltre a rimproverare il padre per come li educava. Da bambino nulla gli dava

    maggiore felicità di poter «badare», in un modo o nell’altro, ad altri bambini. Si assumeva questo molesto dovere di sua spontanea volontà, senza sperare in ricompense, né nella gratitudine altrui. Per lui non aveva alcuna importanza se gli altri bambini erano più grandi o più piccoli, più forti o più deboli di lui, in ogni luogo e in ogni momento li vedesse, si metteva a

    «badare» a loro. Un giorno, a una festa scolastica, si sentirono pianti provenire da una zona distante del bosco e, una volta iniziate le ricerche, lo trovarono bocconi a terra, con un suo cugino, un ragazzino che pesava il doppio di lui, seduto sopra di lui e intento a picchiarlo. Dopo averlo salvato, l’insegnante gli disse: «Perché non stai con i ragazzini piccoli? Cosa facevi insieme a lui?».

    «Vi prego, signore» fu la sua risposta, «stavo badando a lui». Se solo avesse incontrato Noè, avrebbe «badato» persino a lui. Era un ragazzo buono, e a scuola era sempre disposto a lasciar copiare dalla sua lavagnetta... anzi, incitava i compagni a farlo. Lo faceva a fin di bene ma, dato che le sue risposte erano quasi sempre inesatte – di quell’inesattezza distintiva

    e inimitabile che gli era propria – i voti di coloro a cui «badava» erano il più delle volte insufficienti e, per quella superficialità giovanile che, ignorando le ragioni, giudica solamente dai risultati, questi lo aspettavano fuori per prenderlo a pugni. Tutte le sue energie venivano spese per insegnare agli altri, mentre per sé non serbava nulla. Portava nella sua stanza giovani ingenui

    per insegnar loro a fare a pugni. «Adesso prova a colpirmi sul naso» diceva, in piedi davanti all’altro, in posizione difensiva. «Non aver paura. Picchia più forte che puoi». E quello lo faceva. E non appena il nostro amico si riprendeva dal colpo a sorpresa, e il sanguinamento diminuiva un po’, spiegava al ragazzino che aveva sbagliato tutto e che avrebbe potuto bloccare

    il pugno con estrema facilità, se solo l’avessero colpito come si deve. Due volte, a golf, rimase zoppo per più di una settimana dopo aver mostrato a un principiante come tirare col driver; e a cricket, in un’occasione, ricordo di aver visto il suo stump centrale cadere come un birillo mentre lui spiegava al giocatore come lanciare dritto. Dopodiché discusse a lungo con l’arbitro se

    fosse dentro o fuori. Si dice che, durante una tempestosa traversata della Manica, fosse accorso in fretta ed eccitato sul ponte, per comunicare al capitano che aveva «appena avvistato una luce a due miglia sulla sinistra»; senza contare che, quando sale sull’omnibus, in genere si siede accanto all’autista, facendogli notare i vari ostacoli che potrebbero intralciare

    il loro percorso. Fu proprio su un omnibus che lo conobbi. Ero seduto dietro due signore quando arrivò il bigliettaio per farsi pagare la corsa. Una delle due gli diede una moneta da sei penny dicendo di andare a Piccadilly Circus, una tratta che costava due penny. «No» disse l’altra donna all’amica, porgendo all’uomo uno scellino. «Io ti devo sei penny, dammi quattro penny e pago io

    i due». Il bigliettaio prese lo scellino, forò due biglietti da due penny, e quindi si fermò a pensare. «Va bene» disse la signora che aveva parlato per ultima, «date alla mia amica quattro penny». Il bigliettaio eseguì. «Ora dammi i quattro penny». L’amica glieli diede. «E voi» disse concludendo al bigliettaio, «datemi otto penny, così siamo a posto». Il bigliettaio tirò fuori

    dal borsello gli otto penny – i sei che aveva preso dalla prima signora, assieme a una moneta da un penny e due da mezzo penny – con diffidenza, borbottando che il suo lavoro non consisteva nel fare il calcolatore automatico. «Ora» disse la donna più matura alla più giovane, «ti devo uno scellino». Io considerai chiusa la questione quando, all’improvviso, un florido

    gentiluomo sul sedile opposto gridò con voce stentorea: «Ehi, bigliettaio! Avete fregato quattro penny alle signore». «Chi è che ha fregato quattro penny?» rispose indignato il bigliettaio in cima alla scaletta, «il viaggio costa due penny». «Due penny per due non fa otto penny» replicò il florido gentiluomo con veemenza. «Quanti soldi gli avete dato, mia cara signora?» domandò,

    rivolgendosi alla prima delle due donne. «Gli ho dato sei penny» rispose questa, guardando il borsellino. «E poi ho dato a te quattro penny, no?» aggiunse rivolta alla compagna. «Sono cari ’sti due penny» s’intromise un uomo dall’aspetto rozzo, seduto sul sedile di dietro. «Oh, ma è impossibile, cara» rispose l’altra, «perché tanto per cominciare ti dovevo

    sei penny». «Ma te li ho dati» insisté la prima. «Mi avete dato uno scellino» disse il bigliettaio, che era tornato e ora, in segno d’accusa, puntava l’indice contro la più matura delle due donne. Quest’ultima annuiva. «E io vi ho dato una moneta da sei penny e altri due penny, non è vero?». La signora confermò. «E ho dato a lei» disse indicando la più giovane «quattro penny,

    no?». «Che io ho dato a te, cara» osservò la giovane. «Caspita, allora ditemi se non sono stato io a farmi fregare quattro penny» gridò il bigliettaio. «Però» disse il florido gentiluomo, «l’altra signora vi ha dato sei penny». «Che io ho dato a lei» rispose il bigliettaio, puntando di nuovo il dito accusatore verso la più matura delle due. «Potete frugare nel mio borsello, se volete. Non c’è nemmeno

    una moneta da sei penny». Giunti a questo punto tutti avevano dimenticato quel che avevano fatto e continuavano a contraddire se stessi e gli altri.

    Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo

Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo

Collana: Dissensi

Pagine: 109

ISBN: 978-88-87583-90-8

Disponibilità: buona

Prezzo: 13.00 

«Giunti alla fine di un (qualsiasi) racconto del genere, siete pronti ad affrontare le letture più impervie con il cervello capace di saltare da una parola all’altra come un gatto che gioca con gli insetti» - Francesco Piccolo

Qualche spirito maligno sembrava essere entrato nella macchina fotografica di Begglely. Coglieva i difetti con l’infallibile istinto di un critico nato, soffermandosi su di loro fino a oscurare ogni virtù. Un uomo con un foruncolo diventava un foruncolo con un uomo sullo sfondo. Persone con i lineamenti molto marcati diventavano semplici accessori del proprio naso. [...] Quell’aggeggio sembrava godere nel mostrare l’umanità nelle sue forme peggiori. [...] Il nostro vicario, l’anziano gentiluomo più virtuoso che sia mai vissuto su questa terra, Begglely ce lo presentò come un barbaro scontroso dall’intelligenza particolarmente scarsa; mentre al più illustre avvocato della città mise in viso un’espressione di ipocrisia talmente malcelata che pochi, tra coloro che videro quelle fotografie, si azzardarono ancora ad affidargli le loro cause

«In tempi bui, ha più valore anche il mondo di Jerome. In tempi bui, stuzzicare buonumore, intelligenza e analogie impensabili, è una specie di beneficenza per l’umanità. Questo è il motivo per cui tocca leggere i racconti di Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo. Uno di quei libri che sono impastati sempre con gli stessi ingredienti della vita, del mondo e del pensiero di Jerome: lord inglesi, maggiordomi, amori rasserenanti, ippodromi, circoli, padri o zie o nonni abbastanza inclini al rincoglionimento, equivoci, incontri segnati da un destino balordo; e soprattutto gente molto stramba […]. Ecco: racconti inutili con chiacchiere inutili. Roba tipo i dolci della domenica, che servono a sentirsi più gonfi, a ingrassare, a sonnecchiare davanti alla tv appena dopo. Ma che sono il punto focale della domenica, perché danno il sapore della leggerezza, dell’eccezione, della trasgressione. Mettono il buonumore, sia prima, nell’attenderli; sia nel consumarli; sia nell’averli consumati. […] È come se fosse una palestra per diventare lettori più intelligenti, più attenti, vigili, capaci di cogliere sfumature, altri sensi». (dalla prefazione di Francesco Piccolo)

L’autore

Jerome Klapka Jerome (1859-1927), scrittore e giornalista, è conosciuto come uno dei maggiori umoristi britannici. Autore del romanzo Tre uomini in barca e della raccolta di racconti Pensieri oziosi di un ozioso, fu condirettore della rivista The Idler e direttore di To-Day. In un periodo di difficoltà economiche, a seguito del fallimento della sua compagnia teatrale, cominciò a scrivere racconti e bozzetti umoristici per sbarcare il lunario, fino a quando alcuni di questi non furono pubblicati in rivista. Fu pacifista e si arruolò, durante la prima guerra mondiale, come autista di ambulanze.

Il traduttore

Giovanni Giri ha curato per le Edizioni Spartaco la versione italiana dei romanzi The White Family, Il diluvio e Anni Luce di Maggie Gee, della raccolta di racconti Elvis Phong è morto! di Linh Dinh (2006), nonché del romanzo Il mio anno da assassino di F.C. Delius (2008) dal tedesco.

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Recensioni

«… una palestra per diventare lettori più intelligenti, più attenti, vigili, capaci di cogliere sfumature, altri sensi» Francesco Piccolo

“Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo” recensito su La Stampa – Tuttolibri:

tuttolibri pag 5 recensione jerome

 

 

 

 

“Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo” recensito su Il Mattino:

Jermone Il Mattino

 

 

 

 

“Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo” recensito su Pulp:

Pulp n82_Seduto a schiacciare noci