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  • Una notte senza nebbia Benevento, 15 novembre 1572

    Enclaver, chiudere a chiave. È francese, ma comunque vie-ne dal latino clavis. Le parole non ingannano, almeno non sempre. Chiusa, incuneata, circondata. Latino, francese o italiano, concluse che il termine “enclave” rendeva a perfezione il concetto e s’infilò in città da Porta Gloriosa. Era già buio. Aveva scelto di proposito di arrivare appena prima che la campana del castello battesse i tocchi che

    ordinavano la chiusura delle otto porte di accesso all’abitato. E l’aveva pensata bene. In giro non c’era anima viva. Le botteghe avevano chiuso i battenti al calar del sole. Dalle case e casupole affacciate sul Calore, proprio dove il corso del fiume disegnava un’ampia ansa, s’intravedevano qui e là le luci tremolanti di qualche candela: la brava gente era già a letto o indugiava intorno al

    focolare per raccontarsi i fatti della giornata. Il silenzio era rotto solo dal latrato di un cane randagio, ossuto e spelacchiato, e dal rumoreggiare delle acque del fiume che, ingrossate dalle piogge di novembre, sbattevano rabbiose contro le arcate del ponte Sant’Onofrio. Strano che non vi fosse nebbia, considerò. In quella stagione ce n’era sempre, a nascondere le case dei beneventani e i loro

    pensieri. Gli era sempre piaciuto credere che, dopo le possenti mura longobarde, la nebbia fosse la seconda barriera destinata a proteggere dalle insidie del mondo quel borgo sprofondato da secoli nella quiete altera del suo isolamento. Un minuscolo possedimento papalino, dai trascorsi gloriosi, incastonato nel Regno di Napoli. Un’enclave. Come quelle donne bellissime, a cui il

    tempo che passa non osa recare oltraggio, così Benevento custodiva con discrezione la fama di quando fungeva da crocevia delle più importanti strade consolari o di quando era stata la prospera capitale di un Principato tanto grande da includere mezz’Italia meridionale. Si perdeva in questi pensieri quando fu costretto a fermarsi per il fiatone. Aveva dovuto affrontare la ripida erta

    che conduceva all’altezza di Porta Rettori, e si era poi inoltrato nell’intrico di vicoli che sbucavano vicino alla chiesa di San Marco dei Sabariani: l’età non più ver-de, il malanno ai bronchi che lo tormentava da un po’ di tempo e specialmente il pesante malloppo di carte che si trascinava dietro rendevano faticoso quell’ultimo tratto di cammino. Ansimando e borbottando, borbottando

    e ansimando, giunse alla meta. Riconobbe la casa che cercava, proprio di rimpetto alla chiesa, con una corte laterale che ospitava il pozzo e la legnaia. Si distingueva dalle altre povere abitazioni del vicinato, si vedeva che era una dimora di signori. Si avvicinò al portoncino rischiarato dai bagliori di una torcia e con il palmo di una mano bussò tre volte, con brevi intervalli cadenzati. Nessuno

    rispose. Attese qualche attimo, poi tornò a bussare con più forza. Dall’interno si udirono prima gli scricchiolii di una scala di legno e poi la voce alterata del padrone di casa. «Un momento, un momento, che il diavolo vi porti! Chi accidenti è a quest’ora di notte? È modo mai questo di disturbare le persone oneste?». «Aprite, signor avvocato, ho da parlarvi di una questione. Una questione della massima

    importanza». «Che questione e questione! È tardi, non ricevo clienti, e non ho alcuna intenzione di aprirvi. Tornatevene da dove siete venuto e guardatevi bene dall’importunarmi oltre. Andate... andate... non c’è questione, per quanto importante, di cui non ci si possa occupare domani».

    Nicolò Franco. Storie di un irregolare

Nicolò Franco. Storie di un irregolare

Pubblicazione: 5 maggio 2026

Collana: I Saggi

Pagine: 216

ISBN: 9791280955241

Disponibilità: Ottima

Prezzo: 15.00 

«Vi par poco quello che mi capita? Dalla sera alla mattina additato come nemico della Chiesa!»

Nel Cinquecento, secolo di grandi rivolgimenti politici, religiosi e culturali, Nicolò Franco, poeta beneventano dal carattere ribelle e dalla parola affilata, finisce nel mirino della Inquisizione romana per le oltraggiose critiche al potere papale. Il libro ricostruisce, attraverso i verbali degli interrogatori pubblicati dalla Biblioteca Vaticana, l’indagine che lo vide accusato di eresia, infamia e offesa all’autorità ecclesiastica. I fatti sono puntualmente riportati ma anche sapientemente mescolati a elementi di finzione per una narrazione coinvolgente e incalzante. Il lettore viene catapultato in un affresco storico che restituisce le inquietudini del tempo vissute a due diverse latitudini: nella enclave papalina di Benevento e nella risplendente Venezia, dove l’iniziale amicizia di Franco con Pietro Aretino si trasformerà in un rapporto burrascoso, fatto di rivalità, provocazioni e reciproche sfide intellettuali. In un intreccio di passioni e intrighi, “Nicolò Franco. Storie di un irregolare” di Luigi Diego Perìfano non è solo il ritratto di un uomo che ha sfidato il potere, ma anche l’istantanea di un’epoca.

Libro pubblicato con il contributo della Regione Campania.

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