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  • Quando, attraverso la gran campagna deserta, fischia la crudele tramontana, austeramente sopportano la bufera le vecchie quercie e i pini sottili e forti; ma certo, il tenue mandorlo è in preda a una mortale tristezza. Quando dalla immensa e bassa nuvola bigia cade, con una silenziosa e soffocante dolcezza, la neve, le vecchie quercie si coprono di canizie e i pini

    sottili sembrano alte ninfee dal largo fiore bianco: ma il povero, tenero mandorlo trema di dolore, di raccapriccio, pensando che è forse morto il sole, morto l’amor suo, morta la sorgente del suo calore e della sua vita! Il grazioso albero non è fatto per i duri giorni del dolore, della crudeltà, della sventura; esso non

    ha la forza di soffrire, esso non ha la rassegnazione alla sofferenza: e pensa sempre, nelle ore tetre, che se veramente è morto il sole, non gli resta che morire. Il bel mandorlo è simile a quei cuori per cui il sole, per cui l’amore è la gran forza e anche la gran debolezza: i giorni della bufera, del gelo, i giorni della crudele indifferenza, i giorni del tetro abbandono, sono per essi

    l’agonia insopportabile. Povero mandorlo! Per quanto breve sia l’inverno, in questo nostro caldo paese me ridionale, è sempre, per esso, troppo lungo, troppo lungo, desolatamente lungo; e solo una segreta speranza, ne sostiene le deboli forze. Ah, invano, invano le vecchie quercie crollano scetticamente l’antica testa; invano, invano i pini aspettano stoicamente la

    fine dell’inverno, solo in aprile: il mandorlo non può dividere lo stoicismo dei pini e lo scetticismo delle quercie; esso ha troppo bisogno del sole, per non avere nel cuore una divina speranza. Invano, quando declina il febbraio, gli alberi austeri e gli alberi gravi, lo consigliano a non affidarsi alle proprie speranze, a non credere una realtà quello che è un desiderio:

    il povero mandorlo non ascolta nulla, il suo tenero cuore non ode più la parola della saviezza, e si apre, ancora, ancora una volta, troppo presto, con una generosa imprudenza. Non è morto il sole! E i rami che si gelavano sotto la neve notturna, che rabbrividivano alla mattinale brinata gelida, i rami snelli si coprono di fiorellini rosei, delicatamente rosei, speranze fiorenti

    tenuemente al sole, desiderii teneri, germoglianti al primo raggio caldo; ancora una volta l’antica e sempre giovane leggenda si rinnova, ancora una volta il generoso e dolce errore si rinnova! O lettrici, se in febbraio voi vedrete che, dovunque, i mandorli sono fioriti, voi direte che, per fortuna, il sole non era morto e non era morto l’amore.

    L'anima dei fiori. Il mandorlo. Il gelsomino. Il papavero

L’anima dei fiori. Il mandorlo. Il gelsomino. Il papavero

Volume 4. Cura e saggio introduttivo di Donatella Trotta

Pubblicazione: 18 marzo 2021

Collana: spARTaco

Pagine: 64

ISBN: 9788896350874

Disponibilità: Ottima

Prezzo: 12.00 

«O lettrici, se in febbraio voi vedrete che, dovunque, i mandorli sono fioriti, voi direte che, per fortuna, il sole non era morto e non era morto l’amore».

Il mandorlo è un amante istintivo che non ha scudi né difese. Si rifiuta di cedere all’inverno delle emozioni. Sogna la primavera sotto le nevi, s’illude di riconoscerla in un inganno di sole e si schiude. Fiorisce «perché è imprudente e affettuoso, perché è imprudente e ama la vita, perché è imprudente ed ha fretta di vivere» scrive Matilde Serao. Il gelsomino, poi, è un compagno gentile. È timido, rifugge dal bacio ardente del sole e si abbandona alle lusinghe della notte consumandosi nel rilasciare la sua essenza. Il papavero è un ossimoro, l’ardore che induce il sonno, l’impeto che porta quiete. Ma perché condannarlo? Senza il suo succo soporifero «mancherebbe un giusto termine di paragone per definire la gravità di certi discorsi, gli effetti di certe conferenze, il carattere della prosa di tanti e tanti amabili colleghi» ironizza la scrittrice che innalza l’impulsivo mandorlo, il soave gelsomino, il sanguigno papavero convinta che sia «sempre meglio sognare che vivere».

LA CURATRICE

Donatella Trotta, nata a Roma, è cresciuta e si è formata tra Italia, Giamaica, Svizzera e Giappone prima di fermarsi per sua scelta a Napoli dove, dopo la laurea in Lettere moderne, vive e lavora. Giornalista professionista (dal gennaio 1983 alle pagine culturali del quotidiano partenopeo “Il Mattino”), già docente di ruolo di materie letterarie, è anche autrice, traduttrice e curatrice di libri tra saggistica e narrativa, divulgazione e poesia per varie case editrici, per adulti e ragazzi. Per il suo impegno nel sociale, nella letteratura giovanile e nella promozione del libro, della lettura e dell’arte come esperienza ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Tra i più recenti, il Premio Andersen, il Premio internazionale di giornalismo civile dell’Istituto italiano per gli Studi filosofici, l’Eip-Italia (École Instrument de Paix) dell’Unesco e il Premio di giornalismo Matilde Serao a Carinola, nell’ambito del quale ha ricevuto anche una targa d’argento del Presidente della Repubblica per i suoi studi sulla «madre fondatrice» del “Mattino”.

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Recensioni

L’ Anima dei Fiori. Il Mandorlo. Il Gelsomino. Il Papavero recensito su Modulazioni Temporali

L’ Anima dei Fiori. Il Mandorlo. Il Gelsomino. Il Papavero su Il Mattino