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  • Bologna, Ospedale Sant'Orsola, 3 maggio 1986, ore 18.40

    «Allora, dottor Belloni?». «Le analisi non portano da nessuna parte: nessuna traccia nelle urine, nelle feci o nel sangue. I bambini sono stati intossicati da una sostanza misteriosa. Conserviamo comunque una speranza...». «Si?» «Li abbiamo interrogati a lungo, e gli interni stanno stilando una lista di tutto ciò che hanno ingerito nelle ultime quarantott'ore. I resti dei pasti della mensa

    sono stati mandati in laboratorio per le analisi, ma non penso che ci possano essere di grande aiuto; i bambini che mangiano a casa accusando gli stessi sintomi degli altri. Resta una pista...». Il dottor Belloni esitò come se temesse, con un'ipotesi troppo audace, di compromettere la sua recente promozione in ospedale. Infine si decise:

    «Mi riferisco alla festa della scuola che si è svolta. Hanno partecipato tutti gli allievi. Forse i biscotti... O le bibite... Cerchiamo. I biscotti non hanno avuto un gran successo, sembra; ma il caldo ha spinto al consumo di Fanta. Aranciata e limonata. Lavoriamo piuttosto su questo fronte. Tutti i piccoli ammalati sembrano aver bevuto della Fanta. Resta da verificare se anche

    quelli che sono sfuggiti all'intossicazione ne hanno bevuta, nel qual caso l'ipotesi non terrebbe più». «Bene. Manderò gli uomini a interrogare i bambini che sono tornati a casa». «Grazie, commissario. Questo ci farà guadagnare un po' di tempo». «Mi metterò in contatto anche la scuola affinché vi spediscano le bottiglie di Fanta rimanenti e possiate, in questo modo,

    concludere la vostra analisi». «Già fatto» disse il dottore con un sorriso imbarazzato, «appena ho avuto dei sospetti ho telefonato al preside». «Quando avrete dei risultati?» «Fra due o tre ore al massimo». «Perfetto. Mi chiami appena possibile. Nel frattempo però nessun contatto con la stampa, d'accordo?». «Naturale». «Contatterò l'azienda. hanno

    il materiale necessario per controllare la qualità della loro bevanda. Avranno tutto l'interesse a collaborare... Questo tipo di pubblicità non è mai positiva. A più tardi, dottore...». «A presto commissario».

    Bologna, via del Pratello, commissariato Due Torri, 3 maggio 1986, ore 21.03

    Il commissario Garofalo era inquieto; da quando aveva ottenuto il posto a Bologna ne aveva viste di tutti i colori - furti, stupri, rivolte studentesche, tafferugli di ogni genere, risse sanguinose nelle osterie, tutto quello che componeva la quotidianità di uno sbirro in una città dove la gente aveva sangue caldo e spirito polemico. Ma questa storia dei bambini intossicati non gli

    piaceva affatto, Cinquantaquattro casi erano troppi, più che troppi... Soprattutto in una scuola religiosa, cosa che i miscredenti non avrebbero mancato di strumentalizzare. E il suo istinto di vecchia volpe degli affari sporchi gli diceva che qualcosa non andava; non somigliava alla banale storia di un'intossicazione alimentare, anche se

    l'istituto scolastico in questione, a dirla tutta, non era rinomato per la freschezza del suo rancio... Quando squillò il telefono, due ore dopo la precedente chiamata del camice bianco, il commissario Garofalo aveva già messo sotto torchio quarantadue pregiudicati. «Ci sono novità» disse immediatamente il dottore. «L'ascolto».

    « Dietilamide dell'acido lisergico, le dice qualcosa? Ne abbiamo trovato tracce nella bibita». «LSD?». «Esatto. In quantità abbastanza leggera da non provocare allucinazioni troppo... grosse... ma sufficiente per un'intossicazione». «Ma...come?». «L'LSD esiste in forma liquida, è tutto ciò che posso dirle. Il resto è lavoro vostro. Certo, difficilmente possiamo

    ritenere che l'azienda abbia deciso di tagliare le sue bevande con l'acido per mettere più allegria. Ma non so proprio come abbiano fatto, gli idioti responsabili di questa cosa». «Ma insomma, vi rendete conto! Chi ha potuto...? Ci vogliono criminali particolarmente cinici o con problemi mentali per...». «Sì, forse, ma per fare cosa?». «Prendersela con dei

    bambini! Bastardi! Avverto subito quelli della Fanta. Hanno già bloccato le consegne. Rimarranno sconvolti». «Se posso permettermi un consiglio, commissario, sarebbe urgente stabilire se altrove sono in circolazione altre bottiglie contaminate. Oppure se è stata contaminata una sola partita, quella consegnata alla scuola. Non è sicuro che questo... attentato

    fosse diretto solo contro un istituto religioso o contro la sola città di Bologna». «Ne sono convinto anch'io. Prenderò immediatamente le misure necessarie, telefonerò...». «Buon lavoro commissario. La richiamo se avrò delle novità». «Arrivederci, dottor Belloni». Il commissario era livido in volto.

    La strega mascherata

La strega mascherata

traduzione di Alessandro Bresolin

Collana: Dissensi

Pagine: 157

ISBN: 9788887583991

Disponibilità: Buona

Prezzo: 13.50 

Un libro divertente, irriverente, sorprendente... scritto nel 1987... ma attualissimo, addirittura profetico...

Nel Soviet si muove una dottrina creativa del terrorismo: il crimine è solo uno strumento iniziale, propedeutico, che schiva integralismi o ideologie. I membri sono anarchici o ex anarchici (artisti, architetti, estetiste...) ma dell’anarchia manca il vocabolario, la sintassi, l’accademia: demolire il sistema non serve, meglio scuoterlo e poi decostruirlo, usarne le parti integre e creare “una situazione che renda impossibile qualunque marcia indietro”. In Italia – nuova palestra del Soviet e metafora di uno Stato in progressiva rovina – il bersaglio è Carlo Laronda, imprenditore legato a mafia, massoneria e ministeri; subirà il più bastardo dei processi, quello popolare. In mezzo corre un solista in maschera, il Topo Bianco, recluta estemporanea che insegue una propria sofisticata utopia criminale in cifra oulipo. Colonel Durruti scrive noir, ma è un impostore: la sua voce vera esce da ogni crepa, e quella sì che dà i brividi. Paolo Colagrande

I membri del gruppo sovversivo Soviet, protagonisti di Ammazza un bastardo!, approdano in Italia dopo aver messo in subbuglio Parigi. I figli dell’implacabile ironia di Colonel Durruti si stabiliscono a Napoli, dove portano avanti l’attività sovversiva, tra azioni spettacolari e dimostrative, all’ombra della fantomatica libreria La strega mascherata. E, nell’Italia degli anni Ottanta, su chi poteva essere puntato il loro obiettivo? Naturalmente su Carlo Laronda, imprenditore rampante che fonda le sue fortune sulla costruzione di nuovi quartieri residenziali nelle aree metropolitane, intrattiene loschi legami con il mondo politico ed è membro di una loggia massonica… Laronda viene rapito e processato dal Soviet poche settimane prima dell’inaugurazione di un nuovo complesso immobiliare, Nuova Venezia… Ma l’Italia è scossa anche dalle azioni spettacolari di un sovversivo solitario, mascherato da Topo Bianco, il cui destino s’incrocerà con quello del Soviet.

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