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  • «Mai avrei pensato di trovare e perdere il mio migliore amico nell’arco di un’estate, nel posto in cui credevo meno possibile che ciò accadesse. E che strani amici siamo stati, io e Nic! Anzi, in quel periodo non eravamo propriamente amici, tutto il contrario semmai. C’era sempre qualcosa – un evento esterno, una persona, la nostra stupidità adolescente – che ci riportava al punto

    di partenza. Sì, frequentavamo la stessa scuola ma non potevamo essere più diversi e meno compatibili. In quegli anni potevi fare solo così, o cavalcare l’onda oppure opporti strenuamente, lasciarti trasportare da correnti sotterranee. Io la cavalcavo, l’onda, quando ho conosciuto Nicola». «Sì ma per favore, signor Oleandri, può andare avanti in modo più conciso?».

    «Be’, più sintetico di così!». «Come vuole. Noi abbiamo tutto il giorno...». A quelle parole, Giacomo Oleandri si era irrigidito sulla sedia scomoda della centrale di polizia. Era stato un gesto impercettibile aver stretto le braccia al corpo, assestandosi meglio sulla seduta, scrutando sotto le sopracciglia folte e dritte i due uomini che aveva davanti. L’aveva sempre saputo, del resto, che la ricomparsa di quel folle

    di Nic avrebbe portato guai. Allegri, così si era presentato l’ispettore, gli stava chiedendo di ricordare i particolari di una vecchia storia. I modi erano stati spicci e scortesi. Lo aveva lasciato a marinare per ore in un’anticamera polverosa del commissariato. A fargli compagnia, solo un distributore automatico del caffè con i tasti scoloriti e un boccione per l’acqua con una pila di bicchieri

    di plastica accanto. Caldo secco, odore di stantio, pavimenti lavati al massimo una volta a settimana. L’aria rovente che filtrava da fuori, in quel pomeriggio di fine settembre che si credeva ancora piena estate, gli aveva asciugato la gola. Dopo l’ennesimo sorso d’acqua attinto da uno di quei bicchieri economici, era andato in bagno e lì lo scenario era stato perfino peggiore, le piastrelle non

    sporche ma vecchie, macchiate, permeate di un odore forte di candeggina che gli era rimasto attaccato alle narici. Quando finalmente un agente lo aveva chiamato, dopo avergli fatto strada fino a una stanza ancora più piccola e soffocante, lo aveva parcheggiato lì per un’altra mezz’ora. Il tempo sufficiente perché passasse definitivamente dall’ansia all’insofferenza. Allegri voleva la storia di Nic?

    Be’, gliel’avrebbe data, ma a modo suo. La questione era molto più complessa di come gliel’aveva raccontata. Era stata lo spartiacque della sua vita. C’era un Giacomo prima-di-Nicola e un Giacomo dopo. Quello strano interrogatorio lo aveva rimesso di fronte a eventi remoti, ai suoi diciassette anni e al fatto di essere ormai cresciuto.

    La stagione dei papaveri

La stagione dei papaveri

Pubblicazione: 22 settembre 2023

Collana: Dissensi

Pagine: 312

ISBN: 979-12-80955-06-7

Disponibilità: Ottima

Prezzo: 16.50 

A volte la vita è semplicemente strana. Come un nodo. Non un nodo complicato. Sai cosa va fatto per districarlo. Eppure più lo fai, più quello si stringe.

Nicola ha sentore di terra ed erba tagliata. Gerry sa di vernice acrilica e borotalco, Al di tabacco e gomme alla menta. Di Silvia le tracce sono inafferrabili. È a naso che Giacomo riconosce i veri amici, quelli che nell’estate più lunga e straordinaria e terribile della sua adolescenza gli segneranno per sempre la vita. Sono i Conigli, un gruppo di liceali che, nei primi anni del 2000, inizia a denunciare violazioni e illeciti da parte delle fabbrichette di un archetipico Centro-Nord Italia, portando avanti proteste, raid pacifici e sit-in. Giacomo, figlio di uno degli industriali di punta della zona, si unisce a loro, trovando nel movimento ambientalista una sponda per ribellarsi al futuro già tracciato da suo padre e anche un insperato circolo di affetti. Soprattutto si lega a Nicola, selvaggio e carismatico, magmatico e travolgente. Ma, una notte, un’azione di boicottaggio avventata finisce in tragedia. Il Nucleo si scioglie e si disperde. Quindici anni dopo, i Conigli tornano alla ribalta, riesumati dalle nuove leve ecologiste. Il passato rischierà di riemergere e i protagonisti di quegli anni andati, ormai adulti, dovranno decidere quanto sono disposti a sacrificare di se stessi per proteggere il loro futuro.

Con stile discorsivo e mai didascalico, accurato ma non pedante, Festuccia dipinge un quadro coinvolgente e ironico, utopico e realistico insieme, intingendo la penna nel tormento della giovinezza e nella disillusione della maturità.

 

Libro pubblicato con il contributo della Regione Campania.

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Recensioni

“La stagione dei papaveri è una storia di amicizia. L’amicizia intesa come la tradizione classica ci insegna, quella che nasce e non può spezzarsi mai. L’amicizia perenne che lega due corpi che compongono lo stesso, complesso mosaico. Quell’amicizia che si atteggia ad amore e che molto probabilmente, lo supera di gran lunga, perché è data dall’osmosi di due anime, dal bisogno affettivo di vivere, sine die, lungo la stessa lunghezza d’onda.” Alessia Guerriero su Arti e Spettacolo.

Recensione da parte di Gianni Maritati su Masciulli Edizioni WebTV.

“Con uno stile asciutto e mai didascalico, Festuccia traccia un quadro realistico e utopico insieme, in cui la giovinezza diventa età simbolo di attivismo e impegno.” Recensione su Ansa.

“Il romanzo è un’opera che merita di essere letta, soprattutto per la sua capacità di coinvolgere il lettore in una storia avvincente e attuale.” Recensione su Tendenze di viaggio.

“L’autrice sposa l’aspetto letterario con il tema ambientale, di cui si è occupata in passato in ambito saggistico: un filone importante, che spinge a riflettere sul fatto che la letteratura può aiutare a formare o ad affinare una coscienza ecologista.” Recensione su Corriere Roma.

Segnalazione di “La stagione dei papaveri” su “Intimità”, nella rubrica “Le parole raccontano” di Giorgia Cozza.