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  • Qui accanto a me, distesa nel letto, c’è una donna che guarda la televisione. Una donna giovane e bionda che ogni tanto si sistema i capelli con la mano sinistra, mi rivolge lo sguardo e sorride incinta di quattro mesi. Una donna con ancora qualcosa di adolescente nella ripetizione dei suoi stupori,

    nelle parole che partono con l’impeto di un treno espresso ma che, appena pronunciate, decantano e si depositano leggere su cose, su convinzioni e incertezze altrui per terminare con un sorriso meccanico. Tiene i piedi avvolti in un maglione grigio, ha quel modo di fare in un certo senso mascolino

    che hanno le belle donne, tiene tra il pollice e l’indice una sigaretta che ci passiamo, attraverso un movimento curvo della mano destra che la solleva da una zona imprecisata nei pressi del suo stomaco fino alla sua bocca o alla mia, secondo il caso, senza mai smettere di guardare la televisione, ha,

    l’ho già detto, un figlio di quattro mesi vissuti senza età nel suo ventre. Dico subito che non sono stato io, io non l’ho toccata, sono già quattordici anni che non tocco una donna.

    La metà del doppio

La metà del doppio

Cura, traduzione e postfazione di Giovanni Barone

Pubblicazione: 29 ottobre 2020

Collana: Dissensi

Pagine: 140

ISBN: 9788896350898

Disponibilità: Ottima

Prezzo: 14.00 

Vincitore del Premio Cortázar e del Premio Juan Rulfo

Le luci della strada viste dall’alto si accendono nel colmo della malinconia. Un’immagine del genere si potrebbe vedere dalla loro finestra, se uno dei due potesse sciogliersi dall’abbraccio, accostarsi al davanzale e odorare una parte intera dell’estate.

Sprofondare nella codardia paralizzati dal giudizio altrui. Vestire il rimpianto, allontanare la felicità.
Guardarsi dall’alto, come da uno specchio sul soffitto, mentre si fa o si perde l’amore e ci si scioglie in un orgasmo o in un addio.
Girare per le strade di una città, cercare e trovare chi inseguivamo, un sogno, un ideale.
Viaggiare il mondo attraverso cartoline illustrate.
Affrancarsi da un sogno, una superstizione, un presagio di morte.
Perdersi nelle possibilità infinite partorite da una mente agonizzante.
Discutere, litigare, impuntarsi su futilità e scoprire ridicolo il quotidiano.

Immergersi in queste storie è diventarne protagonista, esserne risucchiati, restarne aggrovigliati, viverle in prima persona. Fernando Bermúdez è un maestro nel mescolare le carte, giocare con l’indefinito, creare orditi e intanto entrare nelle trame dialogando col lettore, che ne diventa così personaggio attivo. Leggendo, ci inoltriamo tra «sentieri che si biforcano», finzioni e realtà vagheggiate. I piani temporali sono stravolti, i punti di vista e le prospettive in continuo movimento.
L’esperienza che ci regalano questi racconti è un viaggio in noi stessi, l’accensione dei sensi e dell’immaginazione. La scrittura labirintica ci fa riflettere sul destino, sul tempo, sull’amore, sulla circolarità dell’esistenza. Il linguaggio è curato ma essenziale, dai rimandi ai grandi autori (da Macedonio Fernández a Borges e Calvino), caratterizzato da strutture sorprendenti e innovative, da una ricca e articolata intertestualità.

Il curatore
Giovanni Barone, già funzionario del ministero dell’Istruzione e poi degli Esteri, e collaboratore presso il Consolato generale d’Italia a Rosario in Argentina in programmi di diffusione della lingua e della cultura italiana. Per la casa editrice e/o ha tradotto «Animali domestici» dell’argentino Guillermo Saccomanno e «Carne di cane» del cubano Pedro Jan Gutierrez.

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