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  • Un fruscio alle spalle. Si voltano. Sopra le loro teste svetta una figura scura. La avvolge un mantello color porpora: le casca dalle spalle come una fontana di sangue e le cinge le caviglie. Luccica nell’oscurità il vermiglio dei guanti e degli stivali. In alto, le punte del mantello ruotano e impennano come due corna di toro. Sulla testa un cilindro rosso fuoco riverbera la sua eco bestiale.

    Il viso scarno e bianco ricorda un teschio. La dentatura è larga e scheletrica. I due bulbi verdi sono infossati in cavità nere. Se lo ricordavano diverso il povero Nuccio. Non serbano memoria neppure della spada che porta di traverso sulla schiena. Lo spirito allunga le braccia sopra di loro. Il mantello si allarga a vampate sotto i gomiti. I due polli si fissano a vicenda.

    Un altro dosso. Il carretto si solleva di lato, sulle due ruote sinistre, poi si ribalta. Il cavallo, libero dalle redini, corre via. Il primo pollo va a mangiar la polvere, l’altro per poco non si fracassa la testa. Ma non s’arrende, annaspa sulla terra brulla in cerca della lupara caduta lì vicino. Sfiora il grilletto, ma lo stivale del demonio scalcia via l’arma. Un secondo calcio gli sconquassa la mascella.

    Cade all’indietro, l’orologio rubato al morto gli vola dalla tasca. Il vetro si rompe sulla pietra e le lancette congelano in quel minuto l’istante del disonore. Dal nulla compare un cavallo enorme, con la testa spumeggiante di un bianco innaturale, che affianca quell’altro impazzito nella corsa. Lo accosta, lo rallenta, lo riporta alla calma. Il primo pollo tenta di svignarsela.

    Lo spirito lancia dalla mano destra una lunga catena: a partire dal gomito gli ruota lungo tutto l’avambraccio e infine gli vola via dal palmo come un prolungamento del proprio corpo. La catena compie un giro perfetto intorno al piede del lento pollo in fuga e lo atterra in un batter d’occhio. Torna a mangiar la polvere. Lo spirito trascina a sé il corpo starnazzante della vittima.

    Maneggia la catena di ferro come una corda, tanta è la confidenza del fantasma con gli anelli che lo inchiodano alla dannazione eterna. «Ti prego, ti prego, no, nun m’ammazzari, ti prego». Lo spirito lo afferra per il colletto sgualcito. D’un colpo lo solleva in piedi. Anzi, più su: le scarpe del pollo non toccano terra. La pancia non gli fa vedere la punta dei piedi,

    ma i suoi occhi sono calamitati dai tizzoni accesi sul viso bianco del morto. «Ti prego, ho una famigghia, nun m’accidire». Gli risponde una voce cavernosa: «No, non ti ucciderò. Ma in cambio...». I denti del pollo battono senza tregua. «Devi parlare di me agli altri picciotti». Parlare di chi? Di un diavolo? Di Nuccio, che hanno ucciso e che ora è tornato in vita? «Cu sì tu?». «Io sono il Malombra».

    La leggenda del Malombra

La leggenda del Malombra

C’è un nuovo eroe in città. Anzi, c’era.

Pubblicazione: 22 aprile 2021

Collana: Dissensi

Pagine: 144

ISBN: 9788896350829

Disponibilità: Ottima

Prezzo: 14.00 

Un fruscio alle spalle. Si voltano. Sopra le loro teste svetta una figura scura. La avvolge un mantello color porpora: le casca dalle spalle come una fontana di sangue.

Nel 1848 Messina è sconvolta da tumulti insurrezionali contro il governo borbonico. Gli echi giungono al villaggio di San Sallier sui Nebrodi, dove si combatte un altro tipo di battaglia. Il Partito, come un fiume sotterraneo, avvelena le radici del potere istituzionale, straripando con atti di violenza e soprusi. A opporsi è un demone, uno spirito che s’insinua nel corpo delle vittime rianimandole per punire gli oppressori. All’affilata spada francese e alla lunga catena avvolta a un braccio, affianca un’arma più potente, la paura. I superstiziosi picciotti al comando del vampiresco avvocato Ginestra ne sono terrorizzati. La leggenda si diffonde di bocca in bocca. Lo chiamano Malombra. Il fantasma compare di notte e negli inferi svanisce dopo le sue incursioni, in sella a un cavallo dal muso scheletrico, seguito da un feroce cane di mannara. Gli occhi scintillano al buio. Sono di un tormentato verde cinabro, ricordano forse quelli del principe Leonardo Valentini, appena rientrato da Parigi al compimento degli studi alla Sorbona. Il giovane era stato mandato oltralpe dieci anni prima, quando i genitori scomparvero in circostanze sulle quali nessuno ha saputo fare chiarezza. Il nobile si ricongiunge alla sorella minore Patti, al tutore Savino Melìa, all’eccentrico e geniale cugino Federico. Ritrova inoltre il suo amore fanciullesco, Doriana, ora splendida donna in fiore irresistibilmente sfrontata. E Diavolo, il suo fedele amico a quattro zampe.

Oscuro, beffardo, inquieto, il Malombra è una figura dell’immaginario popolare del Meridione italiano, antesignano dei supereroi moderni più amati, che tutti ricomprende sotto il suo cilindro vermiglio.

Illustrazioni interne di Alessio Furfaro.

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