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Libro della Settimana

Il mio anno da assassino

traduzione di Giovanni Giri

Collana: Dissensi

Pagine: 300

ISBN: 9788887583755

Prezzo: 16.50 

Disponibilità: Buona

Quasi trent’anni di storia della Germania rivivono in maniera brillante, estremamente avvincente, divertente e spesso commovente

Lei dovrebbe odiarla, questa banda, ma non ci riesce, lei non è capace di odiare. Neanche Georg è capace di odiare. Lei vuole che questo odio cessi. Una vita senza odio. L’amore negli uomini, diceva Georg, è proibito di questi tempi. Anneliese è triste, triste anche per i giovani ragazzi che vede davanti a sé. In quelle teste rasate c’è la mano della morte. Prima che tutto finirà, almeno la metà di questi soldati che si divertono per le prese in giro di Freisler e si battono la mano sulle cosce, alla fine saranno sotto terra, giaceranno nella neve o nel fango, divorati dai lupi e dai cani. Non sapranno mai la verità vera: Georg, Robert, Paul e Herbert volevano salvare la vita anche a loro.

«La notte di San Nicola, all’imbrunire, ho ricevuto l’ordine di diventare assassino». Così inizia questo romanzo secco, intelligente e penetrante, che affronta argomenti scottanti come colpa, vendetta, giustizia, vita e morte.

Il narratore è uno studente di Berlino, la vittima designata un ex giudice nazionalsocialista, assolto, nella Repubblica federale tedesca, dall’accusa di crimini di guerra dopo aver condannato a morte Georg Groscurth, l’ex medico personale di Rudolf Hess, diventato membro della resistenza.

Per la scrittura di questo romanzo – gremito di riferimenti e di personaggi storici realmente esistiti, a cominciare dal giudice che deve essere assassinato o dal medico di Hess – Delius attinge alla vera storia della vedova di Groscurth e alla sua lotta trentennale per ottenere giustizia.

La donna subirà, nel nuovo regime liberaldemocratico, ingiurie quasi peggiori di quelle subite durante il nazionalsocialismo: le sarà imputato di essere comunista, sarà accusata di volere il rispetto delle norme costituzionali, sarà licenziata. E, infine, sarà privata dello status di vedova di un perseguitato politico.

Il grande merito di questo romanzo è quello di far rivivere il ricordo del dopoguerra, che Delius definisce «l’età della pietra della democrazia».

Recensioni

• «… non vi si smentisce la poetica di Delius, il quale fruga nel passato per parlare al presente e interrogarlo, ligio alla verità dei documenti fino ad autocastigarsi e a vestire i panni del diarista o di un oscuro annalista: lo sanno da sempre i lettori di un autore notevole la cui bibliografia, in Italia, si riduce purtroppo a due titoli… » (Massimo Raffaeli, Alias)