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  • Vi racconterò com’è successo. Come sono arrivata qui, con tanti altri, in questo strano posto che spesso ho sognato, o intravisto da lontano, dall’altra parte del fiume; i prati luminosi, i tetti caldi, imprigionati tra i sottili dardi di luce solare, in questo momento che dura per sempre. Una città sospesa sopra le tenebre. Sopra le acque che hanno ricoperto la terra,

    acque sporche, acque rugginose che distruggono carte, immagini, popoli; un brandello di raso rosso, un corvo affamato, morente, l’ultimo guizzo di coda di una volpe. Un luogo che ha in sé ogni tempo e ogni luogo. E noi siamo qui. Siamo ancora tutti qui. Ho vissuto la mia vita nella città terrena. La città terrena, giù nella pianura. Progettata per gli umani. E per gli animali, i loro

    giocattoli. Che altro c'era? Miliardi di microbi. Lumache e vermi. E uccelli, naturalmente, che visitano i giardini, nidificano, vanno in cerca di cibo. Tremano, si proiettano su cotogni in fiore. Gridano taglienti minacce ai gatti. Taccole, tordi, piccioni, storni in volo su arcobaleni di seta scura. Sulla collina dei narcisi, vicino allo zoo cittadino, quanti ne vedevi, che belli: raso terra trapezi

    di storni grandi quanto il cielo, volteggiando nell'azzurro i contorni evaporano. E le volpi di città. False e cacciatrici, guaivano e gridavano, grumi di muschio rosso. Con i musi stretti e gli occhi d'ambra, rossastre, intrepide. E sciami di ratti, e topi, e piccioni. Fuori dalla città c'era sempre la guerra. La città terrena era costruita per la guerra: si arruolavano eserciti,

    si ammassavano le armi; il popolo se ne stava murato e difeso. Quando le cose andavano male, c'erano i massacri. Ma per la maggior parte del tempo tenemmo la guerra all'esterno e inviammo i nostri soldati contro altre città, e tentammo di eliminare i pidocchi e la feccia della società, il nemico che si agitava all'interno. Mister Bliss liberò dei falchi per ridurre

    il numero dei piccioni ma alcuni anziani ribelli, con sacchi di mangime e popocorn, li incoraggiarono a tornare. Gli arresti furono limitati e inefficaci. Gli abitanti della città volevano bene ai loro piccioni. Quell'anno in città piovve sempre. Quando il sole spuntò, eravamo pronti a rendere grazie. E in lontananza ecco l'altra città, la città dei sogni, quel posto che forse

    conosciamo per averlo visto la notte, quando ci risvegliamo felici, di ritorno da luoghi dimenticati. Forse i morti possono muoversi nel tempo. Se il tempo è un nastro che si srotola all'infinito, i vivi vedono soltanto la breve sezione luminosa a cui sono aggrappati, ansimando, faticando, si affacciano, ma li acceca il bagliore di un istante. Forse i morti vedono la

    strada intera, davanti, dietro, tremila generazioni umane. Sotto la città i morti avanzano. In cerca di qualcosa. Vanno verso casa, verso casa. Quell'anno in città piovve sempre.

    Il diluvio

Il diluvio

traduzione di Giovanni Giri

Collana: Dissensi

Pagine: 320

ISBN: 9788887583472

Prezzo: 16.00 

«Se il mondo stesse per sparire, sommerso dalle acque, ciò impedirebbe ai ricchi di andare all’Opera?» - The Guardian

E in lontananza ecco l’altra città, la città dei sogni, quel posto che forse conosciamo per averlo visto la notte, quando ci risvegliamo felici, di ritorno da luoghi dimenticati. Forse i morti possono muoversi nel tempo. Se il tempo è un nastro che si srotola all’infinito, i vivi vedono soltanto la breve sezione luminosa a cui sono aggrappati, ansimando, faticando, si affacciano, ma li acceca il bagliore di un istante. Forse i morti vedono la strada intera, davanti, dietro, tremila generazioni umane. Sotto la città i morti avanzano. In cerca di qualcosa. Vanno verso casa, verso casa.

Per mesi una pioggia incessante ha devastato la città. La popolazione è in ginocchio: i ricchi, però, vivono in appartamenti di lusso sulle colline verdeggianti, mentre i poveri sono rinchiusi in altissime torri, lugubri e abbandonate all’incuria. Le vie brulicano di fanatici religiosi che annunciano la fine del mondo e di manifestanti che protestano contro una guerra senza fine. Ma la vita cittadina va avanti, almeno stando a quanto vuol fare intendere il governo di Mister Bliss, che intanto prepara una grande festa per l’arrivo della primavera e aggredisce militarmente uno stato islamico…

Il diluvio è stato fra i trenta libri dell’anno della trasmissione Fahrenheit di Radio Rai Tre nel 2006.

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Recensioni

• «Di una perfezione stilistica, priva di compiacimenti, che seduce e fa invidia. Insomma un libro coi fiocchi» (Luigi Sampietro, Il Sole 24 Ore)

• «Nelle pagine di Maggie Gee è presente una visione apocalittica del futuro che svolge il ruolo di critica radicale al nostro presente» (Domenico Gallo, Pulp)

• «… l’ho apprezzato dalla prima all’ultima pagina, grazie soprattutto alla dirompente capacità immaginativa della Gee» (The Telegraph)