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  • L’infinito in due lingue

    Ci sono giorni in cui la memoria sembra una lettera che non ha mai trovato il suo destinatario. Questo è uno di quei giorni. E se oggi scelgo di scrivere, non lo faccio per spiegare la vita di Matvej – chi può davvero spiegare la vita di un altro? – ma per trattenerla, per sfiorarne i margini prima che il tempo li consumi. Scrivo per non dimenticare. Scrivo per amore. A Leningrado, in quegli anni, il rumore delle

    marce, delle assemblee, dei manifesti affissi ai muri conviveva con lo scalpiccio dei passi nelle biblioteche. Matvej passava da un seminario sulla natura dell’elettrone a una lettura su Blok, da un esperimento nel laboratorio sotterraneo dell’Istituto di Fisica a una riunione segreta di studenti. Il suo mondo era già una fusione, materia e spirito, numeri e versi. Ricordo un giorno d’autunno, poco prima che

    ci innamorassimo. Stavamo passeggiando, le foglie cadevano lente. Matvej si fermò e mi disse: «Sai cosa mi spaventa? Che la bellezza del mondo sia più grande di ciò che potremo mai spiegare». Non era triste. Sorrideva. Ma in quel sorriso c’era già la malinconia di chi sa che non avrà tutto il tempo che serve. Quella sera, tornata a casa, posai il cappotto sulla sedia e, cercando le chiavi, sentii sotto le dita

    qualcosa di leggero, un foglio sottile, strappato da un quaderno, con una calligrafia minuta e un po’ incerta. Lo lessi in silenzio, sentendo che in quelle righe c’era la stessa promessa che avevo respirato per le strade quel giorno. Era una poesia: Poi sei venuta tu, / e t’è bastata un’occhiata / per vedere dietro quel ruggito, / dietro quella corporatura, / semplicemente un fanciullo. / L’hai preso, /

    hai tolto via il cuore e così, / ti ci sei messa a giocare, / come una bambina con la palla. / E tutte, signore e fanciulle, / sono rimaste impalate / come davanti a un miracolo. / Amare uno così?. Ripiegai il foglio e lo tenni stretto, sapendo, senza poterlo spiegare, che quel gesto, quel frammento di vita, lo avrei portato con me per sempre. Questo fu Matvej Bronštejn, prima di diventare il mio amore,

    prima che il mondo lo lprendesse e lo facesse sparire. Era un ragazzo che sapeva ascoltare il futuro. E già allora, anche se nessuno di noi poteva immaginarlo, stavo iniziando a perderlo. Lo conobbi nell’inverno del 1931.Erano giorni di neve e tram a Leningrado. Avevo vent’anni, una figlia piccola, un matrimonio già stanco, e dentro un’inquietudine che non sapevo ancora decifrare. Era una sera di

    letture pubbliche, nella sala di una casa editrice. Lui era lì, Matvej Petrovič Bronštejn, il giovane fisico di cui molti parlavano con ammirazione. «Il più brillante dei teorici» dicevano. A me colpì subito la sua voce chiara, calda. Parlava di Einstein come se lo conoscesse personalmente, poi si voltava e recitava a memoria Puskin o Blok. E rideva, rideva come un ragazzo, ma con una dolce

    ironia adulta. Era semplicemente affascinante. Allora ero ancora la moglie di Cezar’ Vol’pe, lo storico della letteratura. Vivevamo insieme, ma io mi sentivo come una tabula rasa. Matvej, invece, era già una pagina scritta in più lingue, quella della fisica, quella della poesia, quella dell’etica. Non mi guardava come un uomo guarda una donna, almeno non subito. Mi ascoltava, come se le

    mie parole avessero un peso. Come se contassi davvero. Iniziò tutto con una conversazione. Parlammo di Mandel’štam, della censura, dell’infanzia, della inconfessa-bile paura che avevamo nel cuore. E poi... di nulla. Di tutto. Era un uomo di scienza, eppure in lui la scienza sembrava una forma di pietà, di bellezza. Non si vantava. Ma in ogni frase traspariva la vastità del suo sapere. Non so quando

    cominciò ad amarmi. So che io cominciai ad aspettare le sue lettere come si aspetta il disgelo.

    Il canto sospeso delle stelle

Il canto sospeso delle stelle

Matvej Petrovič Bronštejn.

Il ragazzo che leggeva l’universo come un poema

Pubblicazione: ottobre 2026

Collana: Dissensi

Pagine: 224

ISBN: 9791280955234

Disponibilità: Ottima

Prezzo: 18.00 €

«A volte penso che tutta la fisica teorica sia solo un lungo sforzo per trovare un sinonimo della parola incanto».

Questo romanzo intende restituire una voce a Matvej Petrovič Bronštejn, fisico russo tra i più originali e visionari del Novecento che intuirono la possibilità di una teoria quantistica della gravità. Geniale, curioso e inquieto, Bronštejn appartiene a quella generazione di studiosi che, negli anni Venti e Trenta del Novecento, visse l’entusiasmo della costruzione di un mondo nuovo. La sua esistenza, spezzata brutalmente nel 1938 durante le grandi purghe staliniane, rappresenta uno straordinario esempio di fusione tra cultura scientifica e umanistica, un’ode alla libertà del pensiero e alla ricerca della bellezza del creato, senza limiti né pregiudizi, in un’epoca dominata dalla violenza ideologica e dalla paura.

Bronštejn venne cancellato dalla memoria ufficiale. La moglie Lidija Čukovskaja, poetessa e scrittrice, si dedicò con coraggio alla ricerca della verità sulla sua sorte, sfidando il silenzio e la censura. La loro è una delle più incredibili storie d’amore e di fedeltà intellettuale mai raccontate, una corrispondenza di valori e convinzioni che attraversò la prigionia, l’oblio e i decenni di dittatura sovietica.

Il canto sospeso delle stelle non è una biografia né un trattato, procede in equilibrio tra documento e invenzione. Cilla, scienziato innamorato della letteratura, affida la narrazione alla determinazione di due donne, la sorella di Bronštejn, Mikhalina, e la moglie Lidija. Costruito su fondamenta storiche, il racconto è fatto di carne e respiro, intrecciando l’evoluzione delle idee con quella dei sentimenti e mostrando come il pensiero razionale e la sensibilità poetica possano farsi entrambi atti di fede nell’umano.

«Forse la fisica e la poesia non sono così lontane, entrambe cercano una via per guardare l’infinito»

Savino Cilla è nato a Lione (Francia) e vive attualmente a Campobasso, dove dirige l’Unità operativa di Fisica medica e sanitaria nel Responsible Research Hospital. Fisico di formazione, è autore e coautore di oltre 250 pubblicazioni in extenso su prestigiose riviste scientifiche internazionali. Coltiva da sempre una profonda passione per la letteratura, la musica e il cinema, che considera la radice emotiva e intellettuale del suo cammino e uno sguardo necessario sul mondo e sull’animo umano.

Libro pubblicato con il contributo della Regione Campania.

 

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