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  • Amy Paige

    Amy Paige ci mise tre giorni a morire. Non riprese più conoscenza dopo il parto, vegetò a occhi chiusi in un rantolo soffocato. Lavata e sistemata in un letto pulito, pareva già morta mentre la vita intorno continuava a scorrere. Non fu nemmeno convocato un medico. I soldi scarseggiavano e indebitarsi ulteriormente avrebbe significato mettere in pericolo la sopravvivenza della famiglia nell’inverno

    successivo. Né Kayla né Lucas avevano mai preso in considerazione l’idea di poter rimanere orfani di madre. Come tutti gli adolescenti, serbavano quella serena fiducia nell’immortalità dei genitori che li portava a valutare i rischi connessi alla nuova gravidanza di Amy Paige al pari delle minacce del predicatore di finire all’inferno a seguito di una vita dissoluta: un’opzione

    possibile ma altamente remota. Eppure erano al corrente delle emorragie a cui andava soggetta, manifestatesi già alla nascita del primo figlio, Isaac. La giovane donna, quella volta, si era ripresa in breve tempo. Per quindici giorni la moglie di Zachary McMath languì semincosciente tra le lenzuola sudate e zuppe di sangue, senza che il medico allora venuto

    da Batesville, il paese più vicino, a oltre venticinque miglia di distanza, potesse fare altro che applicarle pezze bagnate sulla fronte e farle sorbire, a piccoli sorsi, decotti di stellaria. Dieci giorni dopo il sangue si fermò. A distanza di molti anni suo padre raccontò a Kayla come credette fosse defluito completamente dal suo corpo stremato. Trascorsa una settimana, Amy Paige

    era di nuovo in piedi, ad accudire il piccolo Isaac e dare una mano nei campi. Pareva che i suoi nervi tenessero insieme una forza di volontà incrollabile, rivelata dal nero ossidiana degli occhi allungati e asimmetrici, dal taglio delle labbra sottili e dalle preghiere snocciolate sottovoce mentre, carponi, liberava le piantine di granturco dal soffocante abbraccio dell’artemisia.

    A causa di un aborto spontaneo, l’anno successivo, la situazione divenne più critica. Dopo la nascita di Kayla, sei anni più tardi, e un nuovo, mortale rischio corso a causa dell’ulteriore gravidanza, le fu sconsigliato di continuare a procreare. Ogni volta che Amy Paige superava una di quelle batoste, ne usciva sempre più debilitata e rinsecchita.

    Il suo collo, un tempo elegante pur nelle striature dell’abbronzatura e della polvere che ne segnava le pieghe, si era fatto un fascio di tendini, dove un accenno di gozzo sporgeva sul davanti. Il seno era avvizzito e le gambe smagrite si riempivano di lividi a ogni piccolo urto, costellandosi di ematomi bluastri che impiegavano settimane per riassorbirsi. Isaac, allora bambino,

    aveva cominciato a chiedersi come mai il Signore continuasse a dispensare creature da far partorire e allevare a sua madre, se questo la metteva in così grande pericolo. Avvertiva la gioia minata dalla preoccupazione a ogni nuovo annuncio di gravidanza e includeva segretamente la supplica di allontanare dalla loro famiglia questa sciagura,

    al pari della grandine e delle cavallette, quando sua madre pregava con lui e Kayla prima di coricarsi. All’arrivo di Lucas, tutto si era ripetuto, anche se in forma meno cruenta. Il piccolo era minuscolo ed era scivolato fuori senza il minimo attrito. Il tipo di parto che qualsiasi contadina sana porta a termine da sola, praticamente senza mai smettere di lavorare.

    La levatrice si era trattenuta da loro per tre giorni, parlando con Zachary e ammonendolo su come ogni volta rischiasse di ritrovarsi vedovo se le loro convinzioni religiose non si fossero piegate all’evidenza del fatto che Amy Paige non doveva più restare incinta. Lui annuiva, teneva la mano esangue della moglie racchiusa nella stretta delle sue dita

    callose, incrostate di terra fattasi antica agli angoli delle unghie. Lei lo fissava con un fatalismo tranquillo nello sguardo, respirando a fatica tra le labbra socchiuse su gengive infiammate, i denti ingialliti e consunti. Aveva trentotto anni quando Reese la uccise venendo al mondo. L’accanimento del destino, che le diede in sorte una delle bambine più grosse che la levatrice avesse

    mai visto nella sua decennale esperienza, portava insito un senso di beffardo epilogo alla sua fede incrollabile. Come se le invocazioni di concederle una figlia sana e robusta si fossero assommate per mesi, fino a concretizzarsi in quasi dieci libbre di rosea carne palpitante che le squarciò i visceri venendo alla luce. L’unico veramente conscio della situazione era Isaac che,

    già adulto, aveva preso malissimo l’annuncio dell’arrivo di un altro pargolo. Mentre il ventre le si dilatava visibilmente da un mese all’altro, Amy Paige continuava a rassicurarli che la natura avrebbe fatto il suo corso, come ogni volta. Che il Signore li avrebbe protetti e che comunque si sarebbe compiuta la Sua volontà, qualunque essa fosse. Kayla, quasi dodicenne,

    le si stringeva addosso, faticando a cingerle la vita con le braccia, per via di quell’enorme protuberanza tra fianchi incredibilmente esili. La madre la esortava a tranquillizzare suo fratello minore, Lucas, e a non farsi traviare dall’amarezza di Isaac, frutto della paura di chi non confida completamente in Dio.

    E avrai sempre una casa

E avrai sempre una casa

Il nuovo Faulkner è italiano

Pubblicazione: 26 settembre 2019

Collana: Dissensi

Pagine: 336

ISBN: 9788896350782

Disponibilità: Ottima

Prezzo: 14.00 

Eccola, la loro terra. Tutto quello che avevano e ciò per cui vivevano. Un pugno di acri di cui conoscevano ogni zolla, ogni cespuglio. Un piccolo frammento di mondo domestico incastonato in un’immensità aliena e selvaggia.

Scordatevi di Tara, la piantagione di cotone della Georgia che fa da sfondo a Via col vento.  Qui nell’Ozark, in Arkansas, la vita è dura, scandita dai tempi della semina e della raccolta del cotone che ti spacca la schiena e ti taglia le dita. Qui nell’Ozark, in Arkansas, se la terra non frutta, la banca si riprende la concessione e si perde tutto. Qui nell’Ozark, in Arkansas, non ci sono privilegi per Kayla McMath, quattordici anni e solo prove difficili da affrontare. Come la perdita della madre alla nascita della quartogenita Reese. E l’improvvisa morte del padre, che la lascia sola, con il fratello minore Lucas, nella malridotta tenuta agricola. In balia della natura selvaggia. In attesa che ritorni il fratello maggiore Isaac, partito con l’esercito confederato alla disperata difesa di Little Rock. Gli echi lontani della Guerra di Secessione non spezzano l’isolamento dei due ragazzi che resistono, il libro dei salmi della madre saldamente stretto in una mano, il fucile Springfield del padre nell’altra. Le esperienze al limite, la lotta per non soccombere e garantire la sopravvivenza della piccola Reese fanno crescere velocemente Lucas e soprattutto Kayla, che non cederà di fronte a nulla. Nulla.

Kayla McMath è vera, determinata, intensa. La prosa di Malagoli è affascinante, potente.

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Recensioni

«E avrai sempre una casa, il romanzo americano del modenese Piero Malagoli», scrive Elisabetta Favale su Linkiesta

«Con un linguaggio curato ed evocativo, lo scrittore accompagna i lettori nell’America dei diseredati, tra le famiglie le cui vite sono immolate sull’altare dell’american dream; saranno questi nei primi decenni del ‘900 “i nomadi”, protagonisti drammatici dei capolavori di Steinbeck», bella recensione di E Avrai Sempre una Casa su La Pressa Modenese.

«Il contesto storico americano descritto è incredibile, l’autore riesce abilmente a trasformare le parole in immagini». Nuova recensione del romanzo di Malagoli a cura di Loredana Cilento

E avrai sempre una casa recensito su Cronache di Caserta

 

«E avrai sempre una casa  è una narrazione che non si dimentica, si è scossi e stupiti dagli accadimenti emotivi e pratici, dal principio alla fine. Lo stile di Piero Malagoli ha poesia e verità, ha finezza di metafore e precisione, ricercatezza e fascino». Silvia Paganini su Modulazioni Temporali.

E avrai sempre una casa su Robinson -La Repubblica

 

«Un libro che consiglio sicuramente perché merita di essere letto e gustato». Su A tutto volume libri la recensione del romanzo E avrai sempre una casa

«Quello che colpisce di questo libro è senza dubbio l’ambientazione: sia dal punto di vista sociale, culturale e storico, che paesaggistico e ambientale. Un gran lavoro».La  recensione completa  sul blog letterario Chili di libri.

«Un libro sorprendente dal quale non si riesce a staccarsi!». Eleonora Forno sul suo canale IGV ci regala un’accurata recensione del romanzo di Piero Malagoli E AVRAI SEMPRE UNA CASA

Piero Malagoli intervistato ai microfono di Fahrenheit Radio 3 per la rubrica “Il libro del giorno”

«Un romanzo “americano” dalla prosa ricca e intensa, vigoroso nel tratto rurale e profondo, e soave nei rialzi lirici, in cui la natura è madre e matrigna e l’inquietudine cede il passo alla resilienza più amara a sostegno di un istinto primordiale di autoconservazione che prevale su tutto», scrive Erika Di Giulio di E Avrai Sempre Una Casa

«Piero Malagoli riesce a dare il giusto ritmo ad ogni fase della storia, più lento durante le descrizioni accurate delle infinite stremanti giornate e più serrato e ronzante quando deve farci sballottare insieme ai crudi eventi, improvvisare e tremare dal freddo con i protagonisti. Mai con leggerezza». Per la rivista CrunchEd Elisa Marchegiani recensisce il romanzo E Avrai Sempre Una Casa

«Grazie a un’accurata ricerca storica e antropologica, che avvicina il romanzo alle opere di Hamlin Gardland e Robert Olmstead, l’autore modenese riesce a scrivere un’opera originale, in quanto a tematiche, nel panorama letterario italiano». Nuova segnalazione sul Il Fatto Quotidiano a firma di Lorenzo Mazzoni per il romanzo di Piero Malagoli E Avrai Sempre Una Casa

 

«E avrai sempre una casa è un romanzo meraviglioso e inaspettato. Una di quelle letture che, con compostezza e solerzia, è in grado di soddisfare anche il lettore più esigente», Anna Rita Palmieri su Appunti di una giovane reader blogspot

E Avrai Sempre Una Casa recensito da Antonello Saiz

«Un romanzo assolutamente travolgente, in cui il tempo diventa un vero e proprio metronomo che scandisce i movimenti dei due ragazzini. È un tempo che sembra rallentato ma che consuma e logora inesorabilmente l’anima e il corpo», Alessandro Oricchio su The BookAdvisor

«Un autore da leggere senz’altro, per la profondità delle trame, la perizia nel narrarle e la schiettezza nel presentarle», il Mangialibri

«Piero Malagoli non si è risparmiato, così come non si risparmiano i suoi personaggi, e non risparmia nulla al suo lettore, pur regalando a tratti espressioni di grande poesia». Leggi la recensione su Satisfiction

«E avrai sempre una casa di Piero Malagoli è una storia dura, malinconica, violenta e commovente», scrive Alessandra Fontana

«Con una scrittura già matura e un linguaggio ricercato e a tratti poetico, Piero Malagoli ci regala un romanzo evocativo, in tutto e per tutto americano». E avrai sempre una casa recensito su Vite che sono la tua

«Le descrizioni di Malagoli sono dipinti, ogni parola è un pennello che fa da guida tra questi paesaggi innevati», recensione su Amanti dei Libri- blogspot

«Malagoli rende onore alla miglior tradizione della letteratura americana, quella che ti inaridisce le labbra e ti fa scorgere spruzzi di sabbia sulla punta degli stivali», dal blog Libri Senza Gloria 

Intervista a Piero Malagoli per la rubrica Arts&Books

«Quella di Malagoli è una trama fitta di avvenimenti, che coinvolgono, sconvolgono, appassionano». Recensione sul blog di Tgcom “Letti a letto”

«Il romanzo che non ti aspetti. Una storia intensa, intrisa di epica americana, creata dalla penna di un autore italiano che media l’inconcepibile con il gusto della misura». Il Messaggero