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Libro della Settimana

Ammazza un bastardo!

traduzione di Alessandro Bresolin

Collana: Dissensi

Pagine: 151

ISBN: 9788887583748

Prezzo: 14.00 

Disponibilità: Buona

«... questo romanzo, dal contenuto corrosivo e dallo stile vivace, riabilita il gesto surrealista puro...” - L’Humanité

Nessuno nota quell’ometto esausto che si ferma all’improvviso in mezzo alla piazza, posa la valigia al suo fianco e lancia attorno a sé sguardi da cane bastonato... Apre la valigia, ne estrae un piccolo cartello viola che appoggia su una base di cartone. Poi tira fuori una tanica, s’innaffia di benzina e sfrega un fiammifero. Mentre si bonzifica in un secco bruciare, i passanti per nulla scoraggiati dall’acre odore d’arrosto possono leggere sul cartello: SONO UN BASTARDO.

Questo romanzo «sovversivo» – a metà strada tra gli echi libertari del maggio ’68 e le rivolte nelle banlieue – muove dai canoni del noir classico per sovvertire anche quelli… È primavera e in tutta la Francia fioriscono provocatori manifesti inneggianti alla rivolta. Il giorno seguente un’onda di attentati, violenti e non, si abbatte sul paese. Un senatore viene ucciso, le indagini della polizia seguono a fatica le mosse dell’organizzazione, che riesce a mettere in atto azioni clamorose e provocatorie (come la tinteggiatura in viola delle facciate di un intero quartiere). Il governo trema, il «Soviet» dichiara la paternità delle operazioni. Un giovane ispettore si mette sulle tracce dei terroristi. Affrontando il caso, però, sprofonda nei dubbi. Cercando di capire, si mette in discussione. Saranno due donne (Claire Maroselli, una squillo d’alto bordo, e Virginia Slapski, una giovane artista d’avanguardia) a cambiargli la vita per sempre.

Recensioni

• «… la campagna “Ammazza un bastardo!” non è un incitamento al delitto per il delitto ma piuttosto un omaggio ad ogni singolo che si pone con le armi che ha a disposizione contro i soprusi del potere, in questo senso ci fa pensare al ragazzo cinese, tuttora senza nome né destino, che un giorno di fine primavera del 1989 con i suoi sacchetti al braccio sbarrava la strada ad una colonna di carri armati in piazza Tiananmen» (Michele De Mieri, L’Unità)

• «… del noir c’è forse il linguaggio, duro e metafisico, direbbero i filologi del genere. Ma il segno è più profondamente letterario: il registro truce, se c’è, è accidentale, il racconto corre su un’idea sempre più ricca nel muoversi della storia, con ritmi e cadenze che vanno ben oltre gli schemi canonici del poliziesco. Romanzo bastardo, quindi, nel significato più intimo e stupendamente letterale della parola» (Paolo Colagrande, TuttolibriLa Stampa)

• «… Ammazza un bastardo! coniuga una scrittura secca e precisa, che scandisce gli avvenimenti giorno per giorno, ora per ora, con un ritmo incalzante ed avvincente che toglie il respiro ed impedisce di staccarsi dalla lettura» (Mauro Trotta, il manifesto)

• «… gli autori danno vita a un ingranaggio letterario particolarmente efficace, in un crescendo di secchi capitoli che riportano i passaggi di un’azione estrema: dimostrare agli impuniti, siano essi politici, militari, padroni, promotori finanziari, speculatori edilizi, burocrati, che ci si può ribellare» (Leonardo Vilei,Liberazione)


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