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Un racconto di Alberto Maria Tricoli
Dodici nipoti, due per ogni figlio, accovacciati per terra sul tappeto buono, quello che arreda, inquadra e divide gli spazi nello studio: il pensatoio lo chiami. Ti immagino così. Seduto sulla poltrona che hai ereditato da un lontano parente e che hai foderato e rifoderato tante volte quanti traslochi hai fatto, abbinandola sempre al contesto. La prima volta hai scelto una sobria decorazione a scacchiera, bianca e rossa, in modo da fare pendant col tovagliato della cucina; per la seconda hai scelto uno scamosciato marroncino, in contrasto con l’armadio bianco della stanza da letto e così via, fino ad ora, fino all’ultima sua ubicazione. Adesso, la poltrona dei tuoi avi, finalmente destinata al pensatoio, non poteva che essere foderata in pelle invecchiata stile inglese. Ti immagino così. Seduto con un bel sigaro, toscanello, ed un bicchiere di nero diavola del duemila dodici. I tuoi nipoti tutti intorno ad ascoltare i tuoi racconti, li cunta del nonno. Le nuove generazioni non sanno chi è stato Trump, del black lives matter, delle torri gemelle, dei no-tav, di Papa Francesco: bisogna ricordare e tramandare; loro non sanno come si viveva nei primi decenni del duemila. Io, ti immagino così, attorniato dai tuoi nipoti, nel pensatoio, mentre narri i tuoi anni migliori, quella della giovinezza, quelli della ribellione, quando urlavi, manifestavi, facevi picchetti in nome della libertà. Sulla libreria spiccano i romanzi della De Lellis, c’è persino una copia autografa, accanto i DVD con tutte le stagioni, backstages annessi, di “Uomini e donne”. Di fronte a te, sopra il caminetto mai acceso, appeso al muro ed impreziosito da una cornice dorata il manifesto originale di “Natale a Miami”. Tu, seduto sulla poltrona, ti accalori sul sottofondo di quella canzone vintage che i tuoi nipotini non conoscono, despacito, mentre racconti della pandemia del 2020.
«Ma nonno… e allora, dicci per cosa protestavi?»
«Ci obbligavano a mettere le mascherine!»
Alberto Maria Tricoli nasce a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, nel 1977. Si trasferisce a Roma spinto dalla passione per l’arte, che lo porta a laurearsi in Lettere (indirizzo Storia dell’arte contemporanea) all’università La Sapienza e a conseguire un master di secondo livello in Psicologia dell’arte e dell’organizzazione museale. Maturata esperienza in aziende nel settore dell’illuminazione artistica e dell’organizzazione di eventi, partecipa all’allestimento di importanti mostre . Nel 2007 torna in Sicilia e si dedica alla pallacanestro, suo amore giovanile. Qui allena squadre femminili e maschili di diverse categorie. Nel 2009, assieme al fratello, apre una tipografia digitale nel suo paese, Sommatino (Cl), dove attualmente vive e lavora. Autore di saggi e biografie di artisti, Lo scemo di guerra e l’eroe di cartone è il suo primo romanzo.