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Notte di San Valentino, Libreria Spartaco. Fuori, il diluvio; dentro, alla luce calda delle piantane ad a [...]
di Vanda Pennini

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di Tina Iannotta

Notte di San Valentino, Libreria Spartaco. Fuori, il diluvio; dentro, alla luce calda delle piantane ad a [...]
di Raffaella Gravante
Classifica Libri
Notte di San Valentino, Libreria Spartaco. Fuori, il diluvio; dentro, alla luce calda delle piantane ad angolo, sei persone risolute a scrivere il loro racconto fino alla fine. Dice cha a volte i sogni si avverano; ma questa volta non si è trattato di sognare, bensì di applicare un metodo che permette di trasformare delle semplici idee in narrativa; senza aspettare “il momento buono”, liberi dall’ansia della pagina bianca e dalle incertezze del non saper da dove cominciare. Funziona? Giudicate voi stessi: qui trovate i sei racconti (d’amore, o erotici) scritti dai partecipanti alla prima edizione. Vi aspettiamo alla prossima per mettervi alla prova su un nuovo tema!

Vanda Pennini, classe 87 sociologa e giornalista dal 2016, ha fatto del racconto il filo conduttore del proprio percorso professionale. Appassionata di comunicazione e narrazione, ha iniziato la sua esperienza come speaker radiofonica, imparando a dare voce alle storie e alle persone. Nel tempo si è dedicata al giornalismo, trasformando la curiosità per la realtà e l’attualità in notizia e approfondimento. Oggi continua a coltivare la passione per il racconto sperimentando nuove forme narrative, attraverso storie e racconti che intrecciano osservazione sociale e sensibilità umana.
CON I PENSIERI IN DISORDINE
È strano come proprio ora che non le interessava nulla di lui, aveva voglia di parlarne, lo citava nei racconti, accennava a lui nei discorsi. Eppure era qualcosa di passato, che non destava più il suo reale interesse. Forse però era proprio per questo che riusciva a citarlo, riusciva a parlarne.
Sì perché Alessandra in realtà non parlava quasi mai delle sue cose personali, tantomeno quelle intime, a cui teneva. Aveva la sensazione che parlarne portasse a banalizzare anche i più profondi pensieri, per quanta importanza desse alle sue sensazioni, buttarle fuori pareva sempre di renderle semplici, banali.
“Parlarne mette in ordine i pensieri” le dicevano sempre, e forse era proprio quello che non voleva, metterli in ordine. Perché tutto sommato quello stato di confusione mentale e SENTImentale le piaceva, la sentiva un po’ come parte di sé.
Eppure ora che la vita era andata avanti, aveva preso nuove pieghe, regalato nuovi finali su cui disperare, Alessandra tornava indietro con la mente, e un po’ anche con il cuore, e li paragonava a quella storia breve ma tormentata di cui non aveva mai parlato con nessuno, forse nemmeno con se stessa.
Erano passati anni da quella strana relazione che senza nemmeno accorgersi era cresciuta in breve tempo. In realtà non sapeva esattamente cosa fosse quello che aveva provato per Valerio, ma di certo quando lo aveva conosciuto non le aveva detto granché. Al contrario tra un gruppo di amici pronti a fare gli spavaldi, a mostrarsi e rendersi grandi agli occhi delle ragazze come Alessandra, lui era quello taciturno, sempre al suo posto. Non era timidezza, era semplicemente un ragazzo composto, di quelli che non sentono il bisogno di esporsi, eppure in ogni discorso lui c’era. Se si parlava di argomenti seri lui diceva la sua, se si scherzava lui aveva la battuta pronta, se c’era semplicemente da brindare a lui serviva sempre un motivo per farlo.
E così, pur stando al suo posto, Valerio si distingueva.
Se ne accorse involontariamente Alessandra in una sera di fine estate, quando agli opposti di un tavolo di un frequentatissimo locale calabrese, tra gli amici del gruppo con cui aveva trascorso le ultime serate di vacanza, incrocia il suo sguardo e si accorge che lui la sta guardando attentamente.
Non ci prestò subito attenzione, lo notò solo dopo un po’, quando ancora una volta e una volta ancora si trovò a incrociare il suo sguardo, e lui era lì che pur chiacchierando con altri, da lontano guardava lei.
Ad Alessandra rimase impresso quello sguardo tanto insistente quanto attento, ma in fondo “era il frutto di una serata spensierata”, si disse tra sé, “di quelle che prendono piega dopo qualche brindisi di troppo”. Così non disse nulla a Mary, non voleva sembrare egocentrica.
Mary era stata gentile a ospitarla, abitava in un paesino calabrese che sembrava un presepe, uno di quei posti tranquilli, poetici, dove gli abitanti si conoscono tutti. Si erano conosciute a settembre a un corso di formazione universitario e da lì erano diventate grandi amiche. Dopo pochi mesi però ognuna era dovuta rientrare nella propria città, e Alessandra le aveva promesso di andarla a trovare in Calabria quell’estate.
E così fece.
Arrivata l’estate, durante una delle loro conversazioni telefoniche in cui si raccontavano pezzi delle rispettive vite, Mary aveva esordito:
“Allora, quando mi vieni a trovare? Ti sto ancora aspettando”.
“Quando vuoi, prima che finisca l’estate un bagno nelle acque calabresi vengo a farlo” senza esitazioni Alessandra aveva risposto.
“Ottimo, ti aspetto. Non dovrai pensare a nulla, solo a partire, per il resto sarai mia ospite”.
Il weekend successivo Alessandra con i suoi vestitini colorati, i tacchetti e gli immancabili orecchini a forma di cerchio aveva preso il treno da Napoli ed era scesa in Calabria dalla sua amica.
E così aveva passato i giorni dell’ultima settimana di agosto tra sole, mare e nuovi posti, Mary le faceva da guida turistica. Durante quelle giornate le aveva fatto vedere i luoghi più belli di Reggio Calabria e dintorni, le aveva fatto vivere le sue giornate e conoscere i suoi amici. È tra quelli che si celava lo sguardo di Valerio.
Tra quelle strette di mano, quelle risate di grupponi di ragazzi che facevano i simpatici con “la napoletana”, è così che chiamavano Alessandra per ricordarle che la sua presenza tra loro era momentanea.
In realtà un po’ per tutti quella condivisione di momenti era qualcosa di temporaneo in quanto venivano da diversi posti, radunati lì per vacanza o per dovere. Tutti lì a cercare di vivere a pieno quei posti meravigliosi della punta della Calabria che parlano di estate anche se sei lì per lavoro.
“La napoletana” faceva difficoltà a ricordare tutti i nomi, perché ogni sera si aggiungeva qualche ragazza e qualche ragazzo nuovo nel gruppo, e magari qualcuno andava via. Non importava molto, il bello era semplicemente incontrarsi, vivere qualche momento spensierato insieme a nuovi amici e trovare sempre una ragione nuova per brindare.
“Sto facendo un carico di momenti belli” aveva confidato la sera prima a Mary, “prima di tornare ai doveri della normalità”.
Quella sera tra i brindisi c’era stato anche un fiero invito a Napoli, e Alessandra scherzando li aveva invitati tutti per un tour tra le bellezze Campane, “a vostre spese però” aveva sottolineato ridendo.
Sarà che era venerdì e nei giorni successivi sarebbero ripartiti un po’ delle ragazze e ragazzi presenti, ma quella sera proprio non volevano concluderla. Non erano bastati i brindisi al solito locale e nemmeno la successiva passeggiata sul lungomare di Reggio Calabria (che era quasi un obbligo prima di rientrare), Valerio aveva proposto un cornetto caldo da “Gusto”, il panificio all’ingresso del paese che sforna a qualsiasi ora le sue prelibatezze e per tutta l’estate riempie la città di profumo di pane e cornetti.
“Cornetto? A quest’ora?” aveva risposto Alessandra. “Ma se abbiamo appena finito di bere, il cornetto si mangia a colazione” puntualizzando ironicamente con Mario che era accanto a lei.
“Beh, allora vorrà dire che aspetteremo l’alba prima di rientrare, così sarà per la colazione” da lontano le rispose Valerio, che fino a quel momento non le aveva mai rivolto la parola, seppur riempita di sguardi e attenzioni.
Non ci fu molto altro d’aggiungere, fu quasi spontaneo aspettare le prime luci sui gradoni della rotonda che taglia il lungomare di Reggio Calabria in due parti. Finché tra le palme che costeggiano tutta la zona da passeggio del lungomare si iniziò ad intravedere un raggio di luce, Alessandra non era sicura che si trattasse davvero dell’alba, ma vi portò l’attenzione di tutti che erano distratti in chiacchiere varie.
In questo era brava Alessandra, tirava facilmente l’attenzione sui suoi discorsi, le piaceva accendere conversazioni con chiunque e riaccendere i momenti che le sembravano spenti.
Piano piano si fece davvero mattina, o almeno l’inizio di quel che si potrebbe definire tale e così mantennero la promessa del cornetto, e via via ognuno prese la propria direzione.
*****
Il giorno dopo Alessandra e Mary andarono al mare, il tempo era bellissimo ed era l’ultimo giorno che Alessandra avrebbe trascorso lì prima di tornare a Napoli. Scesero un po’ più tardi del solito, considerato l’orario della sera precedente, con la solita cassa audio e la playlist estiva che tanto le piaceva cantare quando stavano insieme.
Verso ora di pranzo squillò il telefono di Mary, “Valerio…”
“Siamo al lido Sole” … “Ok dai, se vieni ti aspettiamo per pranzare”.
Alessandra aveva chiaramente sentito, ma per non essere indiscreta chiese con delicatezza:
“Valerio?”
“Sì, quello che ieri sera era a capotavola… alto, il siciliano” rispose Mary.
Alessandra aveva capito benissimo di chi si trattava, ma continuava con l’aria ingenua e annuì semplicemente.
“Ah sì, quello che mi guardava” avrebbe voluto dire, “quello taciturno ma molto carino”, “quello che non voleva saperne di ritirarsi”, poteva aggiungere.
Ma non disse nulla, andò nel bagno del lido, indossò gli orecchini, si ritoccò gli occhi con la solita matita nera che intanto il mare aveva sciolto e tirò su i capelli nell’elastico per mostrarsi in ordine.
Mentre legava i capelli pensò che in fondo erano al mare, per cui era normale stare spettinata eppure, l’idea che stesse arrivando lui l’aveva un po’ agitata, d’un tratto quel ragazzo le interessava.
Non sapeva esattamente se a interessarle fosse lui o semplicemente le intrigava l’idea che lui l’avesse notata. Fatto sta, che l’idea di rivederlo, stavolta non più in mezzo a tutta quella gente, le faceva davvero molto piacere.
La giornata passò in fretta, tra sorrisi e qualche spritz. Non smisero mai di parlare, raccontarsi a vicenda aneddoti ed episodi che quasi sembravano volerle condividere quelle vite, tutte e tre così complicate e piene di interrogativi. Si respirava un’aria così leggera, spensierata anche quando i discorsi diventavano seri. Ogni pensiero diventava l’inizio di un nuovo motivo di confronto.
Da quei discorsi erano venuti fuori i tratti salienti della vita dei tre ragazzi.
Mary con la sua voglia di crescere personalmente e professionalmente, piena di speranze nel domani e progetti da realizzare. Voleva girare il mondo, aveva conosciuto quello che di lì a poco sarebbe stato il suo grande amore e, anche se non lo sapeva ancora, era chiaro che fosse il centro dei suoi pensieri tanto da inserirlo in ogni discorso.
Poi c’era Valerio con una vita privata tormentata, fatta di alti e bassi da cui non sapeva evadere. Ci aveva provato di tanto in tanto, ma non c’era mai riuscito, alla fine era sempre tornato da lei che in qualche modo lo aveva aiutato a crescere, con cui si erano dati prospettive e fatti promesse.
“Non ci siamo mai veramente scelti” aveva detto a un certo punto, “è stato un caso, eravamo piccoli e siamo cresciuti insieme!”
A quelle parole Alessandra aveva fatto finta di nulla, in realtà le stava studiando come se fossero un rebus a cui trovare la soluzione, come per capire se ci fosse qualcosa da interpretare.
“Ho come la sensazione che nessuno dei due ci voglia stare più in questa relazione, ma ormai ci siamo e non sappiamo uscirne, non sappiamo farne a meno, forse è più una dipendenza che un amore” aveva concluso Valerio agganciando a quello personale altri discorsi sulle relazioni, sui legami, sulle visioni del futuro. Era una chiara richiesta a non approfondire, a fermare lì il discorso senza andare oltre. E infatti non andarono oltre, il discorso lasciò i loro pensieri a metà, con più dubbi che certezze.
Infine Alessandra, la cui vita era davvero difficile da far venire fuori. Lei che sapeva ascoltare attentamente, porre le giuste domande pur senza mai essere invadente. Lei che aveva provato a raccontare di sé e dei suoi trascorsi con aria sicura, di chi sa cosa aspettarsi dalla vita, che aveva espresso considerazioni profonde senza mai lasciare trasparire le fragilità dietro i propri pensieri, quasi da sembrare indistruttibile anche quando si trattava delle battaglie che la vita non le aveva risparmiato.
Ne aveva vissute tante Alessandra di battaglie con gli amici, il percorso di studi, i suoi modi di fare e la voglia di arrivare in cima ad ogni montagna. Alcune di quelle battaglie le aveva vinte altre le aveva perse, ma tutte sempre a testa alta, senza mai lasciare agli altri la possibilità di intravedere le proprie debolezze dietro quei vissuti che talvolta l’avevano fatta a pezzi.
“Le esperienze fanno crescere” si diceva, e così dopo ogni delusione si era raccolta da sola, aveva rimesso insieme quei pezzi e fatto sì che diventassero il suo principale motivo di orgoglio quando, guardandosi allo specchio rischiava di crollare.
E infatti alla fine non era mai crollata, al contrario davanti a quello specchio metteva un po’ più in disordine i pensieri e tornava al mondo con la strana voglia di provare a ordinarli.
“E quindi tu domani vai via” aveva detto a un certo punto Valerio, in un attimo di distrazione mentre erano stesi sulla battigia, un po’ bagnati ancora dell’acqua di mare.
Non era una domanda, si trattava più che altro di un’affermazione, e aveva tutta l’aria di essere anche un po’ malinconica.
“Eh sì, questo vuol dire che tra poco si ricomincia con il tran tran quotidiano, tutto dovere e poco piacere, praticamente l’esatto contrario di adesso” aveva risposto sorridendo Alessandra, smorzando un po’ il tono.
******
Quella sera, la sua ultima sera nella meravigliosa città di mare, durante la solita passeggiata Valerio le si affiancò delicatamente senza dare troppo nell’occhio e trattenendola con un braccio la fece rallentare.
Era bastato un passo indietro rispetto agli altri, sotto quelle palme che sembravano più alte del solito, per poterlo guardare negli occhi e scoprire di non riuscire a reggerne lo sguardo.
Era troppo pretestuoso, sfrontato, uno sguardo che parlava.
Diventava un problema sostenerlo, proprio ora che doveva andare via e non aveva nemmeno senso assecondarlo.
E così, con un occhiolino Alessandra lo bloccò ancora prima che lui iniziasse a parlare, qualunque cosa volesse dire.
Valerio non poté fare altro che riprendere il passo, le lasciò il braccio e con un sorriso rassicurante le disse: “Se non lo sai, stai attraversando il chilometro più bello d’Italia, mia cara…”
Alessandra si limitò a un sorriso, senza una reale risposta. Fu proprio quella mancata risposta che Valerio interpretò come una sfida, e così riprese con il suo solito tono pacato:
“Beh inoltre se guardi bene lì in fondo puoi vedere la Sicilia” indicando un puntino lontano oltre la distesa di mare che costeggiava il loro percorso.
“Ecco lì è dove vivo io, che dici se ci allunghiamo a nuoto?” continuò con aria seriosa provocando una risata spontanea in Alessandra che fino a quel momento sembrava impassibile.
Di fronte a quel sorriso spontaneo Valerio si sciolse: “Tecnicamente possiamo dire che in questo momento sei in due posti contemporaneamente” aggiunse.
“Ora non esageriamo” rispose Alessandra, “va bene che sto vedendo due posti, ma dei due io sono qui…”indicando la punta delle scarpe con i tacchetti gentili che indossava sempre.
“Sei qui” disse lui indicando lo stesso punto “e… sei qui” aggiunse indicandosi gli occhi. “Ecco, se li chiudo ti vedo ancora” disse, coprendoseli poi con una mano. “Considerato che da domani non ci vedremo più dovrò pur memorizzarti in qualche modo, almeno mi illudo di non perderti”.
Disse sorridendo quasi a prenderla in giro.
“Eeeh, poeta e filosofo profondo stasera!” aggiunse Alessandra guardandolo con aria interrogativa. Portò la testa su un lato senza staccare gli occhi da lui, quasi come a fare proprie quelle frasi.
Non le fu chiaro dove finiva l’ironia e dove cominciava la profondità di quello scambio di parole veloci, ma cercò di non pensarci. Sarebbero stati insieme ancora per poco, poi ognuno dei due sarebbe rientrato alla normalità, lontani chilometri e con le rispettive vite, in cui lui aveva perfino una compagna. Quest’ultimo era un dettaglio non di poco conto, si ripeteva nella testa, per cui è solo un burlone a cui piace scherzare, fu la conclusione affrettata che si diede tra un pensiero e l’altro.
******
Le battute successive avevano tutte a che fare con il sole della Calabria, con il caldo e una graduatoria dei posti più belli che Mary aveva fatto vedere ad Alessandra in quei giorni trascorsi insieme, la quale veniva puntualmente aggiornata ogni volta che citavano un posto nuovo.
“C’è un posto che non mi hai citato” dice improvvisamente Valerio rivolgendosi ad Alessandra guardandola nuovamente dritto negli occhi “ed è un posto che devi necessariamente vedere, non puoi andar via senza conoscere Scilla… un gioiello incastonato tra il mare e la montagna, dove la storia si fonde armoniosamente con la bellezza naturale” citò fieramente come se fossero parole sue.
“Se vieni con me, ti ci porto, ci vuole un po’ per arrivare ma fidati ne vale la pena” aggiunse diretto.
Era chiaramente una scusa per trascorrere altro tempo insieme a lei, magari da soli, e ancora una volta aveva trovato un modo per chiederlo senza impertinenza.
Alessandra che da subito aveva apprezzato proprio quel modo di fare di Valerio, discreto ma al contempo deciso, che dietro la delicatezza di approccio celava tutta la forza di un ragazzo che in quel momento sapeva cosa voleva, ricambiò lo sguardo esprimendo il suo consenso, pur pronunciando parole discordanti come “Non credo sia il caso”, “Forse si fa troppo tardi, io domani devo partire” … “Non so se gli altri vogliono”
In quel modo però aveva servito a Valerio mille ragioni per insistere, “Certo che è il caso, quando ti ricapita?!” aveva risposto in prima battuta, “è proprio perché domani devi partire che devi assolutamente andarci” e guardandola incise: “Lo sto dicendo a te, mica a loro? io voglio portarci te!”, il tutto con uno scambio di sguardi in cui era già chiaro che stavano confermando a vicenda quella che sembrava una folle idea.
Bastò infatti un attimo e una parola rivolta a Mary che i due erano già nella direzione opposta rispetto al gruppo. Camminavano speditamente stavolta, con l’aria di chi ha un obiettivo da raggiungere.
“Permesso” disse Alessandra ironicamente entrando in auto, con un seguito di altre battute che si interruppero solo quando lei, sistemandosi i capelli si accorse di aver perso un orecchino.
“È a forma di cerchio proprio come questo, color oro. Possibile che non si veda?” disse toccandosi entrambi i lobi, l’uno con l’orecchino l’altro senza.
“Chissà dove l’avrò perso” continuava cercando sui tappetini dell’auto e barcamenandosi tra i sedili.
“Attento tu, pensa a guidare” lo ammonì a un certo punto notando che Valerio era più attento ai suoi gesti che alla strada.
“Vabbè pazienza” – aveva concluso arresa ed anche un po’ imbarazzata.
********
Dal punto in cui avevano parcheggiato l’auto era chiara la ragione per cui fossero arrivati fin lì, e di fatti a vedere quel panorama era proprio una meraviglia da lasciare senza fiato.
“Tra storia, mito e leggende quello che più mi piace di questo posto in realtà è il colore del mare” aveva detto Valerio indicando il luccichio che le luci del posto facevano sulle acque e rendevano le onde brillanti come in un dipinto. “Qui il mare sembra un po’ più blu” concluse.
Era vero, sembrava che avesse un colore diverso, più profondo e con mille tonalità, dando a quel posto un tocco poetico. Era proprio valsa la pena arrivare fin lì per vederlo, e farlo con Valerio pareva ancora più bello.
La piccola costa che divideva il mare dalla stradina a forma di “S” era costeggiata da barchette e pescherecci pronti per la mattina seguente. Dalla riva di quel borgo salivano viuzze strette fatte di balconi fiorati e scalinate di gradoni che si affacciavano sul mare ed ogni tanto da qualche angolo spuntava qualche gatto.
Passeggiare tra quei vicoli era un’esperienza inspiegabile che coinvolgeva tutti i sensi dalla vista all’olfatto, ad ogni passo i due si fermavano ad ammirare gli scorci e scattare qualche foto.
Da quando erano arrivati a Scilla non si erano più guardati negli occhi, Alessandra era stata ben attenta a non incrociare il suo sguardo, e ci era riuscita.
Stavolta però il tour era davvero finito, toccava rientrare e di lì a poco prendere il treno che l’avrebbe riportata a Napoli. È strano come proprio le cose belle sono quelle che finiscono troppo presto, non perché lo dica una citazione o perché hai la sensazione di volerle vivere di più, ma perché il fatto stesso che sai che dovranno finire presto ti permette di viverle con una certa spensieratezza, senza dover andare oltre con i pensieri e attraversarle esattamente per quello che sono «cose belle … stop!»
E forse era proprio questo che aveva portato Alessandra e Valerio a viversi quel momento senza strani pensieri, lasciando andare i freni che tenevano costantemente tirati per la paura di sbagliare, e che le cose accadessero senza chiedersi il senso né l’obiettivo.
Un po’ a malincuore ma senza dirselo si diressero verso la macchina, Alessandra scattò l’ultima fotografia a quello scenario stupendo e si voltò per entrare in auto. Proprio in quel momento, con un gesto che sembrava studiato fin dal principio, Valerio tirò fuori il braccio dalla tasca e bloccò la portiera dell’auto, con l’altro avvolse i fianchi di Alessandra tirandoli a sé.
Fu un attimo, i due si sfiorarono prima con incertezza poi d’impeto fino a toccarsi intensamente. Labbra sulle labbra, quello fu il momento più bello che entrambi poterono vivere. Complice lo scenario, la spensieratezza e l’idea che domani sarebbe stato tutto solo un ricordo lontano, lasciato in riva a uno dei borghi più belli mai raccontati dai grandi poeti.
Si misero in macchina e durante tutto il viaggio di ritorno non fecero alcun cenno a quanto era appena accaduto, non parlarono dei giorni di vacanza né della Calabria. Stavolta i loro discorsi erano pieni del domani, delle cose che dovevano fare nei giorni successivi nelle vite che li aspettava.
Quasi come se nulla fosse successo.
E invece era successo e se lo portavano dentro come un fuoco che ardeva.
Arrivati sotto casa si salutarono e quel fuoco portò inevitabilmente a un altro lungo momento di baci e di sfiori, stavolta prevedibile intenso quanto il primo ma senza il rumore delle onde del mare di sottofondo, solo una canzone che passava alla radio e di cui non avevano nemmeno fatto caso.
Pochi i momenti che avevano legato Alessandra e Valerio, ma profondi. I loro profumi si erano uniti in un’unica fragranza mentre si stringevano l’uno all’altra con tutta la forza che avevano, come a voler rendere indelebile quello che era successo. Per giorni infatti fu impossibile togliersi quella sensazione di dosso.
Non disse nulla Alessandra mentre scendeva dalla macchina, gli fece solo un occhiolino che sembrava sigillare quel momento come un grande segreto che avrebbe portato dentro.
Valerio le sorrise.
Silenzio per qualche attimo. Un silenzio che però risuonava nell’aria come la musica di un’orchestra.
“Ci vediamo a Napoli” le disse Valerio tutto d’un fiato con la sua solita aria un po’ sfrontata affacciandosi dal finestrino e un sorriso che non avrebbe mai più dimenticato.
Alessandra non credeva veramente in quella frase ma l’assecondò per rendere meno malinconico il momento. “Ci vediamo a Napoli” rispose tenendo lo sguardo basso.
“Guarda che dico sul serio – ribadì più forte Valerio – ci vediamo a Napoli” e sorridendo le mostrò qualcosa che aveva tra le dita della mano destra “… dovrò ridarti il tuo orecchino”.
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