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9 Giugno 2026

NOTTE DA SCRITTORI/4

“Nella cornice del workshop Notte da scrittori, sotto la guida del writing coach Paolo Calabrò (di cui leggerete anche un racconto originale) i partecipanti si sono messi alla prova con un’unica, stimolante consegna: raccontare l’imprevisto. Ne sono nati testi molto diversi tra loro per tono, stile e immaginario, ma tutti accomunati dallo stesso nucleo narrativo — quel momento in cui qualcosa devia, interrompe o ribalta l’ordine delle cose.

Questa raccolta restituisce la varietà di sguardi emersi durante il laboratorio: storie intime e quotidiane, derive surreali, frammenti di tensione o rivelazioni improvvise. Ogni racconto è il tentativo di dare forma a ciò che non si può prevedere, ma che spesso definisce davvero una storia.”

Studente del workshop “Notte da Scrittori”

LA LEGGE CHE NON CHIEDE RISPETTO MA LO IMPONE

Inganno è osservare gli altri vivere.”

«Ecco, la tua solita affermazione! È irrazionale, capisci? Dimostrane il valore empirico, ma sono certo che non ci riusciresti. Ti ho sempre detto che le tue idee non fanno altro che allontanarti da una tangibile realtà che trae stabilità dal calcolo e dal suo esatto risultato.»

Con tono basso e voce roca – strozzata dal fumo che lui stesso inspirava dalla pipa marrone – sguardo fisso verso Corrado, Damiano non poteva che trarre le sue consuete e perentorie deduzioni.

Potevano – dopo essere stati accarezzati dalla stessa mano – divenire, in età adulta, così avversi riguardo ciò che più li accomunava? 

Corrado era sempre più convinto che gli studi di ragioneria non avevano fatto altro che rendere ancora più avido Damiano. Ormai più che ai rassegnati vinti di Verga aveva soltanto la spiccata brama di danaro di Mazzarò.

Damiano – dal canto suo – non poteva che guardare con pietà e compassione il suo comproprietario: chi mai vorrebbe donare terreni e antichi casali ai prigionieri prossimi alla liberazione?

«È blasfemo attribuire beni ai disgraziati disonorando il nome dei tuoi avi che hanno permesso la tua follia di pensiero. Sarebbe stato proprio meglio se ti avessero imposto vanga e giornate d’agosto nei campi invece dei libri. Li consideri – erroneamente – vademecum del quotidiano agire umano». 

Corrado aveva lo sguardo basso e la gamba destra appoggiata sulla gamba sinistra mentre sistemava la sua verde cravatta.

«Guardare il mare che anela l’orizzonte, in compagnia di sé stessi, è conversare». Provava la rassegnazione di chi ha la voce stanca ma il desiderio di fuggire da quel fratello maggiore che aveva ridotto la sua sola esistenza a un profitto avulso da tenerezza. «Spero soltanto che quella povera donna che vorresti prendere in moglie riesca a tollerare le tue ombre».

Era ormai notte fonda e le luci del casale erano spente: dopo poche ore, i farraginosi pensieri notturni avrebbero lasciato spazio alle impellenti attività di produzione della loro contigua fattoria.

Con gli occhi ancora immersi nelle ore perdute, Damiano provò sollievo quando le prime luci del mattino sfidarono gli opachi vetri delle finestre.

Con andatura lenta ma decisa, guardò con aria soddisfatta la sua giacca blu – che riservava per gli incontri importanti: finalmente, di lì a poco, avrebbe guardato negli occhi quell’elegante donna dai capelli rossi e ricci che lavorava nella drogheria del paese.

Dopo aver percorso rapidamente le scale a chiocciola, Damiano ordinò al cocchiere di dirigere il calesse verso il centro del borgo.

Varcata la soglia della calda drogheria – zeppa di caramelle e densa del profumo di cannella – Damiano salutò con garbo l’enigmatica addetta alla vendita. 

I suoi lunghi capelli color rame, la fronte ampia coperta dai ricci e i grandi occhi a mandorla le conferivano fascino e mistero.

«Sono impegnata al momento. Chiamo la signora che saprà aiutarvi.»

«Ma io sono qui per te.» fu la risposta del ragioniere.

Questa calda espressione – priva di margine di evasione – destò timore in Margaret che continuava a chiedersi se fosse degna di così tanto rispetto.

«Potremmo incontrarci domani, al termine del mio orario di lavoro» replicò con tono cortese che celava indecisione.

Damiano acconsentì contento e si apprestava ad attraversare il portone principale della drogheria, salutando i passanti. Uno di loro gli chiese – con aria beffarda – di cosa potesse mai parlare, un uomo perbene come lui, con una ragazza poco avvezza al lavoro e alla discrezione. 

«Non so tu cosa voglia dire: Margaret ama il suo lavoro, ascolta la parola di Dio e dispensa sorrisi a chiunque le si trovi accanto».

L’uomo – alto e robusto – che poggiava la sua mano su un bastone decorato, con sguardo di sfida, gli rispose: «Inganno è osservare gli altri vivere, dovresti saperlo. Tuo fratello ha molto da insegnare… Perfino a chi ne rifiuta i consigli».

Damiano non ebbe modo di replicare o forse il suo breve silenzio tradì esitazione: l’interlocutore gli aveva già rivolto saluti di congedo.

Nel rientro verso il casale, affioravano nella sua mente le parole che componevano il testamento di suo padre: fu soltanto allora consapevole che le persone governano i princìpi e non i princìpi le persone – come aveva sempre sostenuto.

Damiano aveva trascorso le ultime ore in cicliche e infinite riflessioni: un continuo disperarsi e assolversi.

«È giusto combattere contro ciò che sento e ringraziare il sudore di mio padre oppure ringraziare ciò che sento e combattere con il sudore di mio padre?»

La domanda non cercava risposta ma l’affiorare della sua coscienza che da sempre appariva assopita. In nome del buon senso – che altri avevano imposto e cui mai aveva posto riflessione – si trovava a fare i conti con una bruciante realtà: la donna che il suo cuore desiderava aveva un passato da meretrice.

«Sono un uomo di legge e di calcoli» aveva risposto a chiunque ne chiedesse il mestiere. 

Sui calcoli, forse, pensava di aver ragione ma sulla legge era più che perplesso. Non aveva mai intuito l’origine dei legami: la legge conosce l’humus sociale prima ancora che l’uomo conosca la legge.

«Confutabile è l’interpretazione di questa norma» ripeteva rassegnato davanti all’evidenza della sorte. «Indiscusso è il risultato di una somma di beni mi sottrae dal vivere accanto a chi amo».

Le parole di Corrado – dapprima vacue e portatrici di rabbia – acquisivano ora significato: tutto ciò che riceviamo dal mondo e portiamo nel mondo sfugge alla logica e al dominio.

«Persino la mia proprietà – che difendo e in cui mi rifugio – non fa che escludermi dal mondo. Ciò che oggi è mio, è soltanto ciò che un tempo qualcuno mi ha donato. La società, che la legge tutela, sarebbe distrutta se il tangibile amore dei legami, fosse scomparso» sentenziò Damiano.

Etichette: edizioni spartaco, Ilenia Di Feola, Notte da scrittori, Paolo Calabrò, racconti, Spartaco Magazine