Open menu

 


Carrello


Classifica Libri

I più venduti del mese

Best-seller 2022

I nostri long seller

9 Giugno 2026

NOTTE DA SCRITTORI/3

“Nella cornice del workshop Notte da scrittori, sotto la guida del writing coach Paolo Calabrò (di cui leggerete anche un racconto originale) i partecipanti si sono messi alla prova con un’unica, stimolante consegna: raccontare l’imprevisto. Ne sono nati testi molto diversi tra loro per tono, stile e immaginario, ma tutti accomunati dallo stesso nucleo narrativo — quel momento in cui qualcosa devia, interrompe o ribalta l’ordine delle cose.

Questa raccolta restituisce la varietà di sguardi emersi durante il laboratorio: storie intime e quotidiane, derive surreali, frammenti di tensione o rivelazioni improvvise. Ogni racconto è il tentativo di dare forma a ciò che non si può prevedere, ma che spesso definisce davvero una storia.”

Studente del workshop “Notte da Scrittori”

LA TORTA IMPREVISTA

Per la casa si spandeva l’aroma del caffè e Luisa si preparava ad affrontare, nella mattinata che era appena cominciata, quella prova che stava aspettando da settimane.

Per lei, il compleanno di Ciro sarebbe stata l’occasione per presentarsi alla famiglia di lui. Ne era innamorata e nemmeno tanto segretamente. Le sue amiche la prendevano in giro e qualcuna forse ne era anche un po’ gelosa perché Ciro sembrava ricambiare il sentimento di Luisa. Qualche altra sua amica invece pareva sostenerla e le dava dei consigli.

Una torta sarebbe stata sicuramente apprezzata da Donna Concetta, la mamma di Ciro. Questo era il consiglio avuto da un familiare di lui. E anche la madre di Luisa aveva approvato la scelta e si era offerta di darle una mano.  

Lei però aveva affettuosamente declinato l’aiuto. La torta sarebbe stata preparata da lei e solo da lei.

Il giorno prima aveva ordinato la ricotta fresca da Don Gennaro, il salumiere del paese, e ora stava aspettando Luigi, il fratello, che era andata a prenderla. 

Intanto aveva cominciato a lavare e pulire le pellecchielle, le tipiche albicocche del Vesuvio. Il sole di giugno inondava la cucina, le scuole erano finite e per strada c’era il vociare dei ragazzini che giocavano al pallone.

Luisa, 16 anni, era già una donna di casa, capace nelle faccende e anche istruita. Aveva preso la terza media anche senza il piacere dei genitori che consideravano questa cosa una esagerazione inutile per una femmina.

Perché Luigi tardava? Don Gennaro non aveva ancora aperto? La ricotta non era ancora arrivata?

Luigi era coetaneo di Ciro ma non si frequentavano molto. Qualche volta avevano lavorato insieme nelle campagne del padre di Ciro ma niente di più. Insomma conoscenti sì, amici no.

L’impasto era preparato, la composta delle pellecchielle pure. Doveva sistemare la ricotta. 

Ma perché Luigi non arrivava?

Il vestito buono per la festa era pronto, appena un aggiusto da fare ma niente di che. Per Luisa si trattava quasi di un’entrata in società. Ciro poi era anche un buon partito, un lavoratore e di bella presenza.

Ma perché Luigi non arrivava?

Quando dalla finestra lo vide a piedi trascinare la bicicletta sbilenca, Luisa capì che era successo qualcosa. «Dove sta la ricotta?» chiese allarmata.

«Un cane mi ha corso dietro. Sono caduto insieme alla ricotta. Si è salvato solo questo» rispose Luigi presentando un cartoccio sporco, rovinato e dal contenuto ormai inservibile.

«Noooo! Dovevi stare attento scemo! E ora come faccio?» scoppiò in un urlo Luisa rossa in faccia.

«Ma non l’ho fatto mica apposta Luisè! È successo! Che vuoi da me?»

«E non doveva succedere Luì! E mo’ come faccio? Che ci metto nella torta? A capa toia?»

«Ma tu da me che vuoi? Manco a chiedere se ti sei fatto male, eh! Sta torta è la cosa più importante del mondo? Luisè!» rispose Luigi accompagnando il nome con le mani verso il basso.

«Vabbè, per fortuna stai bene Luì!» intervenne la madre.

«Luisè, mo’ ci arrangiamo, non ti preoccupare! La sistemiamo questa cosa. Permetti che mo’ t’aiuto?»

Luisa, seduta su uno sgabello, fece cenno di sì con la testa che teneva tra le mani. «Ma come facciamo senza ricotta, che ci mettiamo dentro?» chiese.

«La torta con le pellecchielle si può fare pure senza ricotta. Ci sta gente che non la sopporta» rispose la madre.

“E quindi che ci metti? La capa mia?» si intromise Luigi ridendo. Luisa gli lanciò uno straccio bagnato accompagnandolo con improperi.

«Le noci, Luisè. Ci mettiamo le noci. Si può fare anche così e viene buona uguale. Però ci dobbiamo mettere più pellecchielle per farla venire morbida. Perciò lavane delle altre e cominciamo a rompere le noci» disse la madre. «Luigi! Vieni qua a rompere le noci sennò ti rompo la testa!» urlò la madre prendendo il sacchetto dal mobile.

«Mammà, mo’ ti ci metti pure tu? È stato il cane!»

«Cane o no, mettiti qua a rompere le noci e statti zitto!» ordinò la madre e Luigi, controvoglia, con lo schiaccianoci iniziò il compito assegnatogli.

«Luisella!» Da fuori al portone era Maddalena, l’amica, che la chiamava.

«Sali Maddalè, che è successo un guaio!» rispose Luisa.

«Un guaio? Madonna mia, che è successo?» chiese Maddalena.

«Sto disgraziato di Luigi ha fatto cadere la ricotta per la torta!»

«Ancora? È stato il cane!» ribatté Luigi.

«Comunque adesso stiamo mettendo le noci al posto della ricotta. Andrà bene lo stesso!» intervenne la madre.

«Vi posso aiutare?» si offrì Maddalena.

«No, non c’è bisogno, grazie. Adesso Luigi apre tutte le noci e le fa a pezzetti. Sennò gli rompo la testa!» rispose Luisa.

Luigi sbuffò senza parlare.

«Vabbè Luigi, tanto te la devi mangiare anche tu stasera alla festa, no? Perciò datti da fare. E allora se non c’è bisogno, io me ne torno a casa che devo fare dei servizi. Va bene?» disse Maddalena.

«Sì vai. Grazie Maddalena ci vediamo stasera» la salutò Luisa.

Maddalena era l’amica del cuore, erano cresciute insieme. Si erano sempre aiutate e adesso condividevano le passioni e i tormenti giovanili. La torta era stata anche una sua idea ma non si era offerta di aiutarla perché già sapeva che Luisa avrebbe voluto fare tutto da sé. Ma comunque non le aveva fatto mancare il suo supporto andando a trovarla.

«Le noci le ho aperte tutte e fatte a pezzetti. Ora me ne vado» disse Luigi alzandosi.

Le pellecchielle erano tutte lavate e Luisa con la madre cominciarono a mettere insieme il tutto per poi infornare. Luisa si era calmata. Per lo stato di agitazione di prima era diventata tutta rossa e aveva lasciato che la madre guidasse i lavori.

Luigi si affacciò sulla porta della cucina per capire come procedeva. Restò appoggiato allo stipite mangiando una mela.

«Che oggi il compare Michele ti ha detto che potevi non scendere non significa che devi stare qua tra i piedi. Tanto oggi a pranzo non si mangia. Vai a vedere dove sta tuo padre, va’! E non tornare presto!» gli intimò la madre.

Luigi si allontanò.

La campana della chiesa aveva suonato le tre del pomeriggio. C’era silenzio nel paese. Luisa stava provando il vestito. La torta, nel forno a legna in angolo del portone, era oramai pronta.

«Luisella!» Maddalena era ritornata. «Allora, come è andata? La torta è pronta?» chiese.

«Sì, è ancora dentro il forno ma è pronta» rispose Luisa.

Si riaffacciò anche Luigi.

«Mà, che dici? Possiamo tirarla fuori dal forno?» chiese urlando Luisa verso la madre che era al piano di sopra.

«Aspetta che scendo e vediamo insieme» rispose la madre.

Scendendo le scale si asciugava le mani sul grembiule. Arrivata giù, prese delle pezze per afferrare il ruoto caldo dall’interno ed appoggiarlo sul piano di mattoni accanto alla bocca del forno.

Le tre donne guardarono la torta con aria compiaciuta. Luisella si vedeva che era contenta.

«Ecco la torta con le pellecchielle per stasera!» esclamò Maddalena.

«Ma Ciro non se le può mangiare le pellecchielle. Gli fanno male.» disse Luigi da fuori la cucina con una espressione stupida.

Lo sguardo delle tre donne sulla torta ora aveva cambiato aspetto. Il crepitio che usciva dal forno ancora caldo era l’unico suono che si sentiva. Luigi capì che avrebbe preferito affrontare un branco di cani in quel momento piuttosto che tre donne imbestialite.

«Non se le può mangiare? E tu lo sapevi e non ce l’hai detto?» disse la madre senza voltarsi e stringendo gli stracci.

«No, non ve l’ho detto» e velocemente Luigi scomparve dalla loro vista.

La madre rimase in silenzio. Luisa si vide persa con il suo sogno svanito. Sistemare la cosa, a quel punto, non era più possibile. Una bellissima torta inutile.

Maddalena si era subito riscossa dalla delusione.

«Luisa, se permetti, ho io una soluzione. Non so perché, ma avevo un brutto presentimento visto anche quello che è successo stamattina. Non sapevo del fatto di Ciro ma stamattina mi sono sentita di fare una torta pure io. Se succede qualcosa, ho pensato, abbiamo la scorta!» disse Maddalena. «Luisè, a casa tengo una torta noci e cioccolata solo per te!»

Etichette: edizioni spartaco, Mimmo Carnevale, Notte da scrittori, Paolo Calabrò, racconti, Spartaco Magazine