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Notte di San Valentino, Libreria Spartaco. Fuori, il diluvio; dentro, alla luce calda delle piantane ad a [...]
di Vanda Pennini

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di Tina Iannotta

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di Raffaella Gravante
Classifica Libri
Notte di San Valentino, Libreria Spartaco. Fuori, il diluvio; dentro, alla luce calda delle piantane ad angolo, sei persone risolute a scrivere il loro racconto fino alla fine. Dice cha a volte i sogni si avverano; ma questa volta non si è trattato di sognare, bensì di applicare un metodo che permette di trasformare delle semplici idee in narrativa; senza aspettare “il momento buono”, liberi dall’ansia della pagina bianca e dalle incertezze del non saper da dove cominciare. Funziona? Giudicate voi stessi: qui trovate i sei racconti (d’amore, o erotici) scritti dai partecipanti alla prima edizione. Vi aspettiamo alla prossima per mettervi alla prova su un nuovo tema!

Sono nata a cresciuta a Santa Maria, ma ho studiato e lavorato tra Napoli e Aversa, laurea in Giurisprudenza, Mediatrice Civile e Commerciale, Mediatrice Familiare, Insegnante.
Tante passioni, in particolare Musica e Cinema.
IL PATTINATORE
Ero a Praga ormai già da quattro giorni… ma nella memoria avevo scolpita solo la “malinconica” carta da parato della mia stanza e l’aeroporto di Václava Havla.
Avrei dovuto sostenere una gara importante, da cui dipendeva la classificazione dell’intera squadra.
Che cosa devastante avere sulla propria testa la responsabilità di altre persone, del proprio paese, delle amministrazioni!
Mi ero convinto che fosse stato ciò a determinare il mio stato febbrile già dall’aereo, mix di ansia e tensione, ma in realtà stavo male sul serio e non avrei potuto in alcun modo allenarmi, sforzare il corpo; tanto più la mia mente, già fortemente compromessa dalle aspettative.
Questo morbo era preludio di un’altra più sottile e subdola malattia che di lì a poco mi avrebbe invaso completamente. Mi avrebbe fatto esplorare pensieri inaccettabili, ma soprattutto celati e nuovi.
In quella camera solo e febbricitante, privo di difese, la vidi…
Il mio rapporto con l’altro sesso non era mai stato normale… non mi era consentito di vivere pienamente la mia sessualità o, almeno, non come ai miei coetanei… la disciplina e il rigore avevano avuto la meglio, persino sulla mia crescita emotiva.
In alcuni momenti, mi ero convinto addirittura di poter avere tendenze diverse… ma non era una consapevolezza, più una suggestione… colpa dei romanzi russi e dell’amore per uno sport da donne…
Ma ogni mio dubbio e ogni mia incertezza erano stati spazzati via dall’ingresso del tutto casuale di questa semplice creatura. Il mio stato mi aveva ridotto a restare a letto in tutti quei giorni, attendendo un piatto e la guarigione.
Solo questo l’aveva portata nella mia vita. Si chiamava Ana. Era una giovane ceca di circa ventitré anni, dalla carnagione bianca e perfetta, le labbra polpose e rosse, del tutto ignara della sua bellezza.
Ma non era stata la sua bellezza ad attirare la mia attenzione piuttosto il suo muoversi così caldo, soave e allo stesso tempo violento… la sua insicurezza, preziosa, silenziosa. Avrebbe dovuto sistemare la stanza, occuparsi dell’atleta malato, senza importunarmi. Ma io avevo percepito la sua curiosità nello spiarmi con riserbo, pensando di non essere scorta, senza parlare.
Ma ci sono gesti che tradiscono, fiati e respiri che narrano desideri anche inconsapevoli.
Ed era proprio in quei pochi momenti, in cui avrebbe inevitabilmente dovuto avvicinarsi a me – il punto senza distanze – che potevo intuire il suo odore, il suo respiro, i suoi pensieri, fino allo svenimento.
Non avrei mai immaginato di arrivare a desiderare qualcosa così profondamente, sino al profondo delle mie viscere: di toccare quei capelli soavi e scuri, di appoggiare una mano sulle sue labbra.
Stavo male! La testa mi scoppiava, avevo brividi e poco appetito, ma il desiderio per Ana era costante, incontrollabile.
Si erano premurati di farmi sistemare e accudire con cibo e bevande con una cadenza di tre volte al giorno. Dunque, erano tre i rintocchi di Ana che attraversavano le mie viscere, tre le morti, tre le rinascite, per ricominciare l’indomani.
Al quarto giorno ero in piedi (seppur ammalato di desiderio). Chiedo cortesemente “se potessi avere nuovamente sistemata la mia stanza”, affinché anch’essa fosse nuovamente sana. Non attendevo altro! Dovevo vedere Ana, lei avrebbe dovuto vedermi, solo così sarei potuto tornare a pattinare.
Volevo guardasse la mia figura nella sua interezza. Volevo mi vedesse in piedi, con il mio torace glabro, asciutto, austero. Avrei esercitato il mio unico potere! L’Austerità… in fondo non ero mica nessuno?… E poi forse anche lei mi desiderava… io lo sentivo, l’avevo sentito.
Ma nella stanza entrò una donna, piccola e robusta, sembrava poco avvezza all’amore per sé stessa, stanca. Fintamente mi sorrise, nascondendo parte del suo viso in lenzuola fresche e bianche.
La mia disperazione fu profonda, disperata. Le chiesi “dove fosse l’altra collega”, e “come mai non fosse salita lei”. Ma alla donna poco piacque questa domanda e, mi comunicò che a volte i turni cambiavano, poi tacque.
Cosa me ne poteva fregare dei turni. Avrei voluto vederla anche un solo istante, per dare pace al mio desiderio. Avrei voluto dirle che la volevo. Ma con sommessa rassegnazione mi vestii e mi recai agli allenamenti. Il Palaghiaccio sapeva di aspro, di lontano. La mia testa era altrove, dovunque, ma non lì. Ci recammo a mangiare e, fu lì che mi convinsi che i miei pensieri erano diventati quasi un’ossessione. Se mi fossi finto malato avrei potuto restare in quella stanza, vederla, forse l’avrei uccisa… Sì l’avrei uccisa! Così che nessuno le avrebbe cambiato turno. Sarebbe rimasta eternamente lì dove l’avevo amata, all’istante esatto in cui l’avevo vista. Atta alla sola mia rinascita!
Tornato in albergo non ricordavo neppure cosa avessi mangiato, ma lo stomaco era in subbuglio. La ragione mi fece rinsavire un solo istante. Decisi allora che fosse stata la febbre ad alimentare quella follia…
… dovevo dormire e tutto sarebbe tornato al suo posto persino il mio inesperto organo.
Era stata la privazione o l’inesperienza a dettare questa morbosità… era stato il virus. Ma il subconscio insegna cose che noi non comprendiamo facilmente neppure con i sensi. Ci porta a seguire sentieri oscuri che la mente non percepisce.
Sfinito e, ormai quasi nuovamente febbricitante, vidi Ana venire verso di me… attraversare la stanza, quasi eterea, muta nella sua lingua e celeste nello sguardo. Non c’erano parole sufficienti per descrivere il mio stato d’animo. Avrebbe preso lei ciò che io desideravo e, desiderato ciò che io stesso mai avrei pensato di volere.
Facemmo l’amore compiutamente, senza mai smettere di baciarci, io infinitamente sopraffatto dalla bramosia delle sue labbra e della sua verginità. Come avevo potuto poco prima persino pensare di toglierle la vita? La mia piuttosto! Sino ad allora insignificante… inutile! Morirò di lei! Morirò io!
L’indomani mi svegliai tardi; la febbre era passata e anche la visione di Ana sembrava lontana.
Mi alzai, mi guardai allo specchio. Nulla era più come lo ricordavo. Avevo l’aspetto di un giovane uomo felice.
Sino ad allora mi ero sembrato carino, malinconico e vagamente simpatico, ma non felice.
I piedi erano diversi, sembravano più grandi e così le mie mani che giravo da un palmo all’altro.
Capivo che qualcosa di me era profondamente cambiato. La vita sino ad allora mi aveva talmente imbavagliato che il desiderio improvviso e delirante per una sconosciuta avevano determinato quasi un cambiamento kafkiano. Il nuovo me aveva capito che il corpo può esprimere i segreti della mente. Sarei stato più bello, più potente o almeno mi sarei sentito tale. Mi sarei sentito felice. Anche solo per un istante.
Quella notte avevo sognato? Era accaduto sul serio? Poco contava al mio “Me” davanti allo specchio. Ero guarito!
Partii da Praga il giorno dopo, con una profonda consapevolezza. Sono le piccole cose che contano in una vita, non le grandi vittorie, quelle fatte d’incontri salvifici per l’anima e di notti di passione.
Mi sembra ancora di vederla, Ana; sognare con la stessa intensità e tormento, per molte notti.
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