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24 febbraio 2018

“Mai scrivere per ottenere facili successi”. Consigli di scrittura

Quando e dove scrivi?

«Non ho regole precise in merito. Scrivo appena posso e nei luoghi più disparati. Il mio lavoro non consente abitudini, per cui cerco di cogliere l’occasione».

Scrittura estemporanea o metodica?

«Provo a seguire un metodo, nel senso che mi impongo di scrivere almeno una pagina al giorno, anche quando non mi sento particolarmente ispirato. Questo perché per scrivere un libro, devi scriverlo. Può sembrare un pleonasmo ma non lo è. La scrittura è certamente ispirazione ma è soprattutto tecnica. Quindi anche se sai già che butterai via quello che stai scrivendo, tu fallo lo stesso: arriveranno giorni migliori».

Pc o penna e carta?

«Solo Pc. Posso annotarmi qualche frase se non ho il computer sottomano ma sono casi rari».

Trucchi da condividere con chi è agli inizi?

«E’ difficile dire a qualcuno come cominciare un romanzo. Anzi, credo fermamente che sia quasi dannoso darne a chi è incerto se mettere su carta un racconto. Se qualcuno ha una buona storia, quella storia lo costringerà a farsi mettere su carta, non ho dubbi al riguardo».

Che differenza c’è tra la scrittura giornalistica televisiva e la narrativa?

«Ci sono enormi differenze. La scrittura televisiva deve tenere conto di diversi criteri inerenti al linguaggio del mezzo, ai limiti imposti dal tempo o alle immagini di cui si è in possesso, solo per citare alcuni esempi. La narrativa fa accadere le cose, non segue criteri, li detta».

Quanto di te c’è nei personaggi?

«Non sono nessuno dei miei personaggi. Ma, e questa è la parte più importante, i sentimenti che provano e che tento di descrivere sono interamente miei».

Quali sono le fonti di ispirazione per le tue storie?

«Sarebbe bello poter rispondere a questa domanda, perché avrei un metodo (o un luogo) certo per trovare sempre nuovi spunti. Il fatto è che delle volte qualcosa sembra esploderti dentro in un momento in cui stavi facendo altro. Mi è capitato per anni quando lavoravo in radio e mi capita, più di rado, anche adesso. La differenza è che adesso questi momenti di ‘epifania’ sono spesso collegati alla filosofia, il che rende tutto molto più bello e complesso».

Come fa uno scrittore a definire il proprio stile?

«Se per definire intendi migliorare credo si debba leggere e scrivere molto. Per quanto mi riguarda, nel tentativo di crescere, alcuni anni fa mi sono iscritto a filosofia ma, come dicevo prima, temo che questo abbia solo complicato i miei pensieri».

In scrittura vale tutto, ma questo proprio no!

«Credo non ci siano regole sulla scrittura, ma piegarsi in cerca di un facile successo, seguire i consigli di chi pensa di sapere cosa e come si fa perché ha già portati i suoi frutti penso sia imperdonabile . L’aspirazione di ogni scrittore dovrebbe essere quella di lasciare qualcosa, di scrivere un grande romanzo. E una grande opera, come scriveva Benjamin, ‘o fonda un genere o lo liquida».

 

Simone Costa (1980) è nato a Napoli ma ha sempre vissuto a Roma. Cronista del telegiornale di La7, è laureato in Filosofia e in Scienze della comunicazione. Nel 2015 ha pubblicato il romanzo Precipitare (Bordeaux). Con Edizioni Spartaco ha pubblicato il romanzo  “ I FAVOLOSI ANNI ’85”  (2017).

Etichette: consigli di scrittura, I favolosi anni '85, simone costa