
Mercoledì 22 aprile, alle 18.15, nella libreria Spartaco, in via Martucci 18 a Santa Maria Capua Vetere, si approfondirà un aspetto particolare della produzione del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, partendo dal libro “Lezioni di Basilea e scritti filologici 1869-1878”, volume II, tomo II delle «Opere di Friedrich Nietzsche» (Adelphi). Questa edizione italiana è condotta sul testo critico originale stabilito da Giorgio Colli e Mazzino Montinari a cura di Manfred Posani Löwenstein e Carlotta Santini. “Che cosa significa «letteratura» per i Greci? In che cosa consiste un «autore» all’interno di una tradizione ancora indissolubilmente legata all’oralità? Che cosa rimane dell’arte greca quando viene ricondotta alla sua origine religiosa?”. Sarà proprio Carlotta Santini dell’Ècole Normale Supérieure di Parigi a soffermarsi, in libreria, sulla risposta che Nietzsche dà a questi essenziali interrogativi nei suoi corsi universitari di Basilea. La conversazione sarà condotta dalla professoressa ordinaria di Letteratura greca dell’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli” Sotera Fornaro. All’iniziativa, aperta a curiosi e appassionati, prenderanno parte anche alcuni studenti dell’Isiss “Amaldi-Nevio” guidati dai docenti di Filosofia Guglielmo De Maria e Grazia Manno. Ingresso libero e gratuito.
Il libro
Nietzsche non si congedò mai dalla filologia, quest’arte di «orafi della parola», maestra della «lettura lenta»; non lo fece dopo aver spinto all’estremo, con La nascita della tragedia, i confini della propria disciplina, nemmeno dopo aver abbandonato precocemente l’insegnamento universitario.
Chi getti uno sguardo nell’officina dei corsi basileesi rimarrà colpito, piuttosto, dalla distanza che separa queste incursioni filologiche da ciò che Nietzsche predicava, in quegli stessi anni, nelle sue Considerazioni inattuali: quasi che il giovane professore volesse testare con i suoi studenti, al riparo da orecchie indiscrete, concetti nuovi e pericolosi. La spregiudicata analisi del linguaggio di Verità e menzogna in senso extramorale affiora nei corsi sulla retorica antica; gli aforismi di Umano, troppo umano sulla magia e sulle premesse inconfessabili della «cultura superiore» sono già nel Servizio divino dei Greci. Mentre la Storia della letteratura greca (anch’essa piena di collegamenti nascosti con le opere successive) sembra scrollarsi di dosso ogni postura neoclassica con due semplici domande: cosa significa «letteratura» per i Greci? Che cos’è uno «scrittore», all’interno di una tradizione ancora indissolubilmente legata all’oralità? Problemi che tradiscono, a dispetto del carattere inevitabilmente frammentario e compilativo di molte pagine di appunti, un disegno visionario. E forse bisognerà leggere queste lezioni, a loro volta, come tasselli di una totalità più vasta e incompiuta – frammenti di quella storia della cultura greca che andava escogitando, a pochi passi dall’aula di Nietzsche, un altro spirito «inattuale»: Jacob Burckhardt.