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Libro della Settimana

24 Settembre 2015

Come sarebbe stato. Dante irrompe nel romanzo “Magellano e il magizete”

Guido Trombetti

Inauguriamo con il racconto di Guido Trombetti la rubrica “Come sarebbe stato…”. Nel romanzo “Magellano e il magizete”, Alice e i più noti esploratori di ieri e di oggi, da Noè a Magellano ad Armstrong, stanno pensando alla trama di un film che sarà girato da Stanley Kubrick. Ma ecco che irrompe Dante Alighieri sulla scena…

Aaaalt. Un uomo parlando a voce alta veniva avanti dall’ingresso al set. E ripeteva aaaalt. Naso aquilino. Lunga veste, una tunica rossa lunga fino ai piedi. In testa una corona d’alloro. L’accento era un po’ strano. Ma dico io me lo potevate almeno chiedere. Magari avrei rifiutato. Ma così è proprio imperdonabile. Organizzate uno spettacolo sui viaggiatori e vi dimenticate di me. L’unico nella storia che ha esplorato l’Aldilà. Sapete che da un po’ di anni faccio il critico per la più importante rivista di teatro. Una bella stroncatura non ve la toglierà nessuno. Così almeno imparate.
Alice per la prima volta nella sua vita sembrava imbarazzata. Non sapeva che cosa rispondere e guardava alternativamente Noè, Giulio Verne e Italo Balbo, come per chiedere aiuto. «Ha ragione, signor Dante, ma io non sapevo proprio come raggiungerla. Lei è sempre in fuga. Ma possiamo riparare. Certamente possiamo aggiungere per lei una parte».
«Una parte? Signorina, ma lei allora non si rende conto di quello che dice. Il mio viaggio nell’altro mondo è stato l’unico viaggio nell’animo umano della storia. Ho percorso sentieri e strade che portavano all’invidia o alla generosità, all’amore o all’odio. Scandagliando gli anfratti più reconditi della psiche. Ho incontrato santi e assassini, eroici combattenti e vili traditori. Uomini e donne rosi da rancori o rapiti dall’amore. Ho navigato nel livore eterno. Sono approdato al perdono divino. Ho discusso con eroi come Enea e Ulisse ascoltando da essi il racconto delle loro gesta. Incontrando loro, il mio diveniva un viaggio nel viaggio. Un avventura nell’avventura. Sono impallidito di fronte allo splendore della santità di Francesco d’ Assisi. Ho ascoltato in tutta la loro profonda umanità le motivazioni del gran rifiuto di Celestino. Ben altro che viaggiare, navigare, circumnavigare nella realtà o con la fantasia. L’animo umano attraverso la storia degli uomini ho esplorato io. Altro che tempeste negli oceani! Tempeste nei cuori e nelle menti ho descritto io! Non posso avere una parte qualunque in commedia . Mi spetta la parte principale o nulla. E poi non lavorerei mai da solo. Sono lì fuori che mi aspettano Caronte, il conte Ugolino, Farinata degli Uberti e la coppia più bella del mondo , Paolo e Francesca».

Illustrazione di Giancarlo Covino

Noè lo interruppe un attimo per chiedergli: «Come mai Virgilio non è qui con voi?. Non lo vedo da tanto tempo. Una volta eravamo amici. Ci frequentavamo. Pensavo foste inseparabili».
«Una brutta storia» rispose Dante. «Una storia triste. Tra di noi ci sono state delle incomprensioni. Risalgono a tanti anni orsono. Mantova lo generò. E vi conduceva una vita tranquilla. Poi durante un viaggio fu rapito dai calabri. Ve lo ricordate? Ne parlarono tutti i giornali e le televisioni. I banditi chiesero un forte riscatto per liberarlo. Pagò tutto la casa editrice del suo libro. Trattenendo poi per anni e anni quanto anticipato, incrementato con interessi da strozzini dai diritti d’autore. Virgilio, lo sapete forse, è abbastanza tiratello . Non mi ha mai perdonato di non aver contribuito di tasca mia. Non ha mai voluto credere che in quel momento ero in bolletta. La Commedia si vendeva poco. Cominciavano a nascere poeti più sintetici. I giovani preferivano leggere i sonetti, quattordici endecasillabi ed è fatta. Piuttosto che doversi sciroppare un intero polpettone in tre cantiche e migliaia di versi. In fondo li capisco pure. Ci provai a ridurre il mio poema facendone un sunto. Ma non ebbe successo. Il mio editore era un praticone napoletano. Lui aveva un’idea precisa: “Passi ancora per il Purgatorio ma il Paradiso è proprio una palla. Non se ne scende proprio” ripeteva in continuazione. “Dante, sentimi a me, pubblichiamo solo l’inferno. Aggiungendoci qualche cosa un po’ più piccantino . Vedi che triplichiamo la tiratura”. E forse ho sbagliato a non dargli ascolto. Ma torniamo a Virgilio. Se avessi avuto i soldi lo avrei certamente aiutato. Detesto gli avari. Tanto che li ho sistemati all’inferno. Comunque questo fu. E da allora non ci siamo più parlati. Abbiamo perso anche qualche buona occasione di guadagno. Alcuni anni fa la Paramount ci aveva proposto di fare un film intitolato “Dante e Virgilio nel Nirvana”. Ma lui niente. Non ha voluto accettare. Oddio, è anche vero che è mal ridotto per colpa dell’artrosi. Adesso per quanto ne so lo tiene Partenope».
Dante tacque un istante. Come per raccogliere le idee. Poi continuò: «Viaggiare in fondo non è cosa difficile . Nella realtà come nella fantasia. Finché ti limiti a luoghi terreni, però. Ma scendere nelle viscere della terra per girare l’inferno o scalare una montagna per vedere il Paradiso è tutt’altra cosa».
Negli occhi di Alice un lampo. Aveva avuto un’idea: «Signor Dante, accetterebbe di fare la voce narrante che commenta ogni scena della rappresentazione? Dondolandosi su un’altalena che ogni tanto viene giù dall’ alto avvolto in una nuvola di fumo. Come venisse dall’Aldilà.
Potrebbe intervallare le scene della nostra rappresentazione con incursioni in versi nel mondo dell’anima». Verne, Balbo e Noè annuivano. Persino Armstrong era d’accordo. Anzi diceva a Colombo: «Effettivamente l’abbiamo fatta grossa. Meglio, Alice l’ha fatta grossa. Doveva assolutamente trovarlo. E proporgli di far parte della pièce».
E Noè: «Sì, doveva proprio. È pure un critico molto influente. Quello se si arrabbia ci rovina».
«Ecco» disse Alice rapita dall’ispirazione. «Mi sembra già di vederlo il set. Caronte è all’ingresso severo e arcigno. Controlla. Seleziona. Regola il flusso. Paolo e Francesca amoreggiano in un angolino. Farinata invece redige l’albero genealogico di tutti i partecipanti. Ognuno prima di prendere la parola sarà preceduto da una voce roca: “ Chi fur li maggior tuoi?”».
Dante accennava un sorriso. Sembrava disposto ad accontentarsi. Se l’alternativa è non esserci affatto, pareva pensasse, meglio lo voce narrante che nulla. Noè, che non perdeva occasione per mostrare il suo senso degli affari: «Ho avuto un’idea per il signor Conte. Potremmo trovare una casa produttrice di dentifrici che ci sponsorizza lo spettacolo. Ad esempio la ditta che produce la celebre Crema Rasto. Già ho in mente il tema dello spot… Che so… ha appena finito di parlare Colombo o Verne o chiunque altro e il Conte appare sul palco. Ha un cranio in mano. Il solito cranio che è condannato a mordicchiare per tutta la vita. Rosicchiare continuamente un osso cranico rovina in particolare incisive e canini. Deve perciò aver gran cura dei denti. Cosicché è abituato a lavarli di continuo. E lo fa interpretando uno spot».
«Sì, sì, esclama Alice felicissima. Potrebbe recitare qualche bella quartina. Me ne viene in mente una… certo… si può ancora migliorare:
“È inutile signor vi rinnovelli
Il mostruoso dolor che il dente preme
Solo a pensarci pria se ne favelli.
Chi l’ha provato sa e quindi teme!
Pertanto consumato questo pasto
Mi affretto a provvedere al buon ufficio
Lo faccio utilizzando ‘Crema Rasto’
Che è la regina d’ogni dentifricio”».
Dante storse il naso: «Ho scritto di meglio in verità. E francamente il copione nel suo complesso mi sembra un po’ dissacrante. Improvvisato. Superficiale. E forse anche kitsch. Ma questi sono tempi kitsch. Dove non c’è più spazio per colombe dal disio portate… E poiché primum vivere deinde philosophare… bisogna saper vivere il proprio tempo… ecco, per quanto mi senta un po’ sminuito… ecco, io accetto!».