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“Maledetta” primavera, stagione che ci coglie alla sprovvista con la sua esplosione di vita che invoglia ad aprirsi al mondo. La natura che rinasce riecheggia stagioni antiche, gli alberi sono braccia che accolgono, sostengono formano un ponte tra passato e futuro nella prosa lirica di Patrizia Cesari.

Patrizia Cesari, blogger e scrittrice, Fondatrice del “Salotto di Sant’Agata”
È TUTTO UN CANTARE, COME L’AMORE
La Primavera è qualcosa che non riesco a raccontare.
La aspetto come si fa quando prende corpo un amore nuovo, sa di pulito, di fresco, di frizzante e pieno di luce
La apprezzo già al primo allungarsi delle giornate, mi attrae la luce al mattino e il cinguettio che si fa strada da subito.
È tutto un cantare, come l’amore
Sa di farfalle come quelle che danzano nello stomaco sul cominciare di una storia.
Ma la primavera è ancora di più perché torna, non delude, non disattende l’appuntamento.
Ed è lenta a manifestarsi, come tutte le cose che hanno un gran valore
La si pregusta prima di viverla appieno
Si fa desiderare
La Primavera si fa sotto i nostri occhi
Ed appare anche ai più distratti
Ai disincantati e ai disillusi
Puoi ignorare il cinguettio, non accorgerti della luce via via più generosa, ma non puoi non meravigliarti di fronte ad un albero in fiore
Quel gemmare che è vita che si rinnova
Uno spettacolo sempre diverso pur ripetendosi.
La strada della casa dove abito già a febbraio sfodera una immensa quantità di petali sui rami. Sono bianchi, rosa, fucsia.
Resistono un paio di settimane, bisogna correre a fotografarli prima che lascino il posto ad un caldo color bordeaux.
Non so di cosa si tratti
Ma io degli alberi non voglio conoscere necessariamente il nome
Mi basta ammirarli, godere lungamente della loro magnificenza
Ho il mio albero del cuore, ne ignoro l’appartenenza ad una famiglia, ma sento di appartenergli.
Sta per rivestirsi
Piccole gemme cominceranno a fioccare sui rami
Oggi mi sembra di aver carpito qualche piccola protuberanza, lì sul finire del ramo.
Sono braccia in realtà.
Ha un tronco robusto che si dirama prendendo cinque direzioni.
Ed io che di fantasticare non smetto mai, immagino ogni componente della mia famiglia issato lassù.
Stessa matrice, diversa la strada da percorrere.
Ancor più piccoli saranno i petali bianchi che lo ricopriranno e pazienza se voleranno al primo colpo di vento
I li tratterrò per sempre negli occhi
E continuerò a salutarlo ogni mattina
Nudo e vestito che sia.
Vado a godere dell’equinozio di Primavera
É tempo di rifiorire
É tempo di uscire dal letargo
Etichette: CHE FRETTA C’ERA?/2, é tutto un cantare come l'amore, edizioni spartaco, Patrizia Cesari, primavera, racconti, Spartaco Magazine