Hamid Skif


Hamid_Skif

“Ora, sera dopo sera, bevo alla salute della letteratura in un bar per scrittori dell’aldilà”. Sono le parole che chiudono la narrazione della “Principessa del deserto di mezzo”.
Hamid Skif se n’è andato venerdì 18 marzo 2011, dopo aver lottato a lungo contro una malattia, come aveva sempre fatto per difendere la libertà di espressione nella sua Algeria. Ed è così che “Spartaco” lo immagina adesso: seduto in un bel posto a discutere di letteratura assieme agli scrittori che ha amato di più in vita. Orano, sua città natale, è pronta ad accogliere le sue spoglie: qui a vent’anni era stato arrestato dopo aver pubblicato un coraggioso reportage; l’aver fondato più tardi l’“Associazione dei giornalisti algerini” gli era costato un attentato.
Chi era Hamid Skif? Uno scrittore che alla domanda: “In che modo l’arte è destinata a inventare la verità?”, rispondeva:
Wolfgang Hildesheimer intende che l’arte ha la funzione essenziale di dire la verità, ma la verità è sempre stata inventata. Musulmani, cristiani ed ebrei credono in un unico libro, la Bibbia. Il Nuovo Testamento e il Corano sono dei succedanei della Bibbia, dei complementi. D’altronde Maometto diceva di essere venuto solo a correggere ciò che era stato trasmesso a Mosè e Gesù. Ecco l’arte! Ricerche linguistiche, antropologiche e archeologiche provano che la Bibbia è un’invenzione, un condensato di storie riprese, che rimontano a tanti anni fa e di cui una parte viene dall’India. È un grande best seller su cui molti autori hanno lavorato. Ecco, l’arte di raccontare storie è diventata una delle verità essenziali del pianeta. Ma oggi si può dire, a qualcuno di estremamente credente, che Corano, Biabbia e Nuovo Testamento sono un seguito di altre storie, senza che ti spacchi il muso? Non lo accetterebbe mai, pertanto è arte diventata verità.