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AMORE non è una parola pacifica. Dentro ha il battito e lo strappo, la promessa e l’urgenza, il desiderio che muove e quello che disorienta. Non parla solo di coppie felici o di cuori allineati, ma di corpi che cercano, di legami che cambiano forma.
Sara Servadei esplora l’assenza e la solitudine, fantasmi che si sovrappongono. Una sciarpa rossa dimenticata che diventa il legame indissolubile con tutte le cose che non si sanno lasciar andare via.

Sara Servadei, giornalista e scrittrice
INSONNIA
Elisa ha le ciglia più lunghe che Fabrizio abbia mai visto. È stata la prima cosa che le ha detto, quella sera nel bar sotto alla facoltà, per rompere il ghiaccio. Lei ha riso, lo ha squadrato con quegli occhi grandi e chiari, di quelli che si fanno notare da lontano. Di ragazze carine ne ha avute tante, ma mai con nessuna era stato così semplice. Si erano rivisti in facoltà, poi di nuovo in biblioteca. Era piaciuta subito ai suoi amici, era gentile, mai pesante, mai invadente. Elisa è una di quelle che quando entra in una stanza tutti si voltano, si muove come chi è sempre stata accolta senza dover mai chiedere il permesso.
La osserva dormire accanto a lui, nel disordine della sua stanza, tra i poster di Maradona e i vestiti gettati alla rinfusa. Ha un lungo braccio disteso accanto al corpo nudo, i capelli lunghi e lisci sparpagliati sul cuscino, un capezzolo schiacciato contro il materasso. I suoi amici lo guardano andare a casa con lei dopo le lezioni e gli fanno l’occhiolino.
A Elisa piace fare l’amore, ma non lo ammetterebbe mai. E fare shopping al mercatino della Montagnola, cercare gli articoli più improbabili tra pile di magliette di gruppi rock sconosciuti e cinture che paiono uscite da film western. Non chiede mai ciò che vuole direttamente, Fabrizio ha imparato a interpretare i segnali. Ad esempio, se vuole andare al ristorante di solito apre il frigo e dice che non c’è niente, anche quando è pieno. Se vuole passare il weekend nell’appartamento di lui inizia a dire che nel suo non va la luce o il gas. Se vuole un bacio, si distacca finché lui non si accorge che lei è sulle sue da un po’, e allora la abbraccia, affonda la testa nei suoi capelli biondi, le mordicchia il collo.
Grazie a Elisa, Fabrizio sta guarendo dal suo male. Glielo ha detto anche sua madre, che lo vede meglio. Che finalmente è tornato il suo figliuolo, felice e sorridente.
Fabrizio si rigira nel letto, cambia posizione. Le volge le spalle, cerca un pezzo più fresco di cuscino, nonostante sia febbraio. Conta le pecore, è il gregge più grande del mondo. Si gratta una coscia, poi l’altra. Pensa al mare, poi alla montagna. Alla spiaggia in cui andava da bambino. Agli occhi di Elisa, un pezzo di cielo senza nubi. L’immagine si mescola, si rigira, prende vita, lo traghetta in un dormiveglia leggerissimo, una terra di mezzo tra il sonno e la veglia. Fabrizio abbassa le difese. Gli occhi di Elisa si adombrano, si allungano, si schiacciano. Piangono, diventano scuri, diventano diversi. È Laura, anche oggi lo aspetta dietro alla superficie.
Fabrizio si risveglia di colpo.
Beve un bicchier d’acqua, in piedi nella cucina fredda, illuminata appena dalla lucetta sopra ai fornelli. Per fortuna Elisa dorme come un sasso, non sente mai quanto sono penose le sue notti. Non si accorge che lo perde, che torna di un’altra. Fabrizio si rigira tra le mani il sonnifero che gli ha prescritto uno specializzando di Medicina. Non vuole prenderlo anche stasera, sta diventando dipendente da quella roba. Lo ripone nello scaffale dei farmaci, si siede sul divano logoro. Si prende la faccia tra le mani, si concede di piangere in silenzio. Non si dà pace da quando l’ha rivista in facoltà, da quando ha incrociato il suo sguardo e lei non ha cambiato espressione di un millimetro, come se lui non esistesse. Come se non ci fosse ancora nell’attaccapanni una sciarpa rossa che ha dimenticato l’ultima volta che si sono visti, ferma lì come se dovesse tornare a prenderla da un momento all’altro.
Vorrebbe sapere dov’è, cos’ha fatto. Che ne è stato della sua vita incasinata, perché ha deciso che per lui non c’era spazio. Qual è stata la frase che lui ha detto, il gesto che ha fatto che lo ha condannato, che l’ha spinta lontano. Che gli ha fatto pensare che era meglio stare da sola che accanto a lui. Fabrizio con Laura aveva sempre la sensazione di essere in ritardo su qualcosa che lei aveva già capito. L’anno scorso, prima che lui iniziasse a fingere di averla superata per non sembrare uno sfigato totale, Marco gli diceva sempre che ci aveva perso lei. Che Laura non era tanto bella, che aveva i capelli come un cespuglio, l’espressione scocciata e l’aria altezzosa di chi è intelligente e non se ne vergogna.
Fabrizio si asciuga gli occhi, si sciacqua la faccia nel lavandino della cucina. È passata. Marco ha ragione, di là c’è Elisa, e con lei è tutto facile. Forse l’amore dovrebbe essere sempre così facile.
Quando torna a letto, la trova sveglia.
«Ehi, non riesci di nuovo a dormire?»
Lo abbraccia da dietro, intreccia le dita affusolate tra le sue. Fabrizio non risponde, le bacia le mani. Si volta lentamente, trova gli occhi di lei che lo aspettano. La bacia, sa di notte, sa di sonno. Elisa spinge il suo corpo contro quello di lui, inarca la schiena per aumentare il contatto, intreccia le gambe tra le sue. Fabrizio spinge le mani giù, oltre la vita, abbassa lo sguardo sul suo corpo, la afferra per le gambe. Lei emette un gridolino di sorpresa, una sorpresa apprezzata. E lui ama quel corpo perfetto come può, in un modo istintivo e viscerale insieme, gli chiede di salvarlo. Come una scialuppa, come un tronco. Come quel pino con le radici sporgenti che lo aveva fatto cadere dalla bici mentre Laura era sul portapacchi, e lui si era fatto male e lei all’apparenza quasi niente, e però a lui importava solo di come stava lei. E lei lo aveva preso in giro per quella sua apprensione, aveva finto un malore e poi gli aveva riso in faccia, gli aveva detto che con lui non ci sarebbe salita più e lui non era riuscito a capire se stesse ancora scherzando oppure no.
Si blocca. Non riesce più a fare l’amore.
Elisa è tornata Elisa, ciglia lunghe, occhi azzurri, vita sottile. Lo guarda e si guarda. Lo sa cosa si sta chiedendo: se lei non è abbastanza. Anche lui se lo è chiesto, solo non con lei.
«Va tutto bene?»
Lo guarda come un mistero indecifrabile. Fabrizio si sente logorato, sconfitto. Gli pare che gli si vedano i pensieri, che lei veda Laura che se ne va, Laura che sparisce, Laura che non spiega. Lui vuole solo una tregua, vuole solo che Elisa torni a dormire tranquilla, che anestetizzi anche lui in un sonno senza sogni.
«Sono io che sono incasinato, sono io che non ce la faccio. Non è colpa tua, tu sei stupenda. Scusami, Laura».
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