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  • «E quindi noi saremo al fianco dei nostri fratelli e sorelle migranti, con i nostri fratelli e sorelle dell’associazione “8 luglio” e i fratelli e sorelle delle altre associazioni, nonché con i fratelli e sorelle avvocati e avvocatesse. E chiederemo un permesso di soggiorno per tutte e tutti, un lavoro per tutte e tutti, una casa per tutte e tutti i nostri fratelli e sorelle migranti!». A parlare è

    Federico, lider máximo dell’associazione «8 luglio». Prima marxista-leninista, poi trotzkista, ora gesucristista. Anche lui con famiglia numerosissima, vedo. Che invidia, io ho solo una sorella. Cosa sia successo l’8 luglio di chissà quale anno, questo non è dato saperlo. Secondo me non lo sanno neanche loro. «E porteremo fratelli e sorelle migranti sotto la questura di Napoli a

    reclamare i loro diritti, e non ce ne andremo finché non li otterranno!». Sabrina, la tirapiedi di Enzo, il presidente della mia associazione, freme, la ragazza vorrebbe applaudire a ogni parola. Noto che si appunta qualcosa su un foglio, segno che vuole intervenire. La brucio sul tempo. «Perdonatemi. Credo che portarli tutti e tutte sotto la questura,

    essendo in massima parte irregolari, sia un tantino pericoloso. Niente accadrà, spero, ma se invece ci fosse qualche problema, ce li ritroveremmo sul primo volo per i loro Paesi prima ancora di capire da quale parte della cartina geografica vengono». Apriti cielo. «La forza delle masse non teme la repressione!» ribatte sdegnata Sabrina. Forse la massa no, ma singolarmente,

    fossi in loro, un po’ di timore lo avrei. «Dovranno passare sui nostri corpi!». Come se non fosse mai successo. «El pueblo unido jamás será vencido». Certo. Si è visto, considerato in che condizioni si trova oggi el pueblo, migranti o italiani che siano. Non c’è niente da fare. Parlare in queste occasioni ha la stessa efficacia di chiedere al Comune di Napoli un bilancio comprensibile

    di una sua azienda partecipata. La manifestazione sotto la questura si farà. Molti non vedono l’ora di ricominciare con la tiritera degli «assassini», che i giovani dei centri sociali tirano fuori a ogni piè sospinto appena vedono una divisa, fosse pure quella degli operatori ecologici. Spero che fili tutto liscio. Migrante. Parola politically correct

    (finché non ne troveranno una più correct) che non mi piace. Viaggi per migliaia di chilometri in condizioni al limite, e spesso oltre il limite, della sopravvivenza. Alla fine approdi in un nuovo Paese e magari speri di ricostruirti una vita lì. Ossia fermarti. Invece no, resti sempre un migrante. Participio presente. Colui che migra. Condannato sull’altare del politically correct a farlo per sempre.

    Quando arrivano qui, e intendono restarci, preferisco il termine immigrato. Sarà meno fico ma rende meglio l’idea e soprattutto il progetto di vita di queste persone. Dato, però, che ormai la parola migrante è divenuta di uso ufficiale a tutti i livelli, mi attengo malvolentieri. «Invitiamo tutti e tutte sabato prossimo a piazza Mancini. Speriamo che con noi ci

    siano anche tutte e tutti gli amici e amiche giornalisti e giornaliste». Che lingua efficace l’inglese. Non è un caso se domina gran parte del mondo. Loro non declinano le parole secondo il genere. Every, all stanno per «ogni», «tutti», senza tanti fronzoli. Noi invece decliniamo ciascuna singola parola. In realtà, quando si parla assieme di uomini e donne, si dovrebbe usare il maschile.

    Ma ora non si porta più. Sono il primo a dire che la lingua italiana è maschilista. D’altronde la lingua è figlia della cultura del Paese. E allora mettiamoci d’accordo, decliniamo tutto solo al femminile, a parziale risarcimento di quello che le donne italiane hanno dovuto subire e subiscono ancora da noi uomini. Purché la finiamo con questa barzelletta del tutti

    e tutte. Non fosse altro perché così le riunioni durano il doppio del tempo. Scendiamo e ci avviamo – Sabrina e io – verso l’ufficio. Vorrei parlare con qualcuno per ore di quello che è accaduto, ma non con lei. Mantengo quindi il mio leggendario silenzio che, a chi mi conosce, fa capire quanto sto rimuginando molto più di un qualsiasi sfogo verbale. E poi ci

    pensa Sabrina a riempire di decibel il nostro viaggio. Che per fortuna durerà poco. «Adesso vi mettete tu, Anna e Vladimir a chiamare tutte e tutti i nostri ragazzi per invitarli al presidio. Io nel frattempo avviso Enzo e le associazioni che oggi non erano presenti alla riunione. Poi devo andare alla sede dell’associazione “I rifugiati sono nostri fratelli” per aiutarli sulla

    questione del cambio del nome. Sapevi che adesso si chiameranno “I rifugiati e le rifugiate sono nostri fratelli e sorelle?”. Stiamo organizzando una festa con i migranti per celebrare il cambio del nome. Poi ti faccio sapere così invitate anche i nostri ragazzi!». I nostri ragazzi. I ragazzi di chi? Non togliete la proprietà privata delle persone neppure al napoletano comunista più

    sfegatato, cosa che Sabrina neanche è. Ora si mette pure a darmi gli ordini. Lo fa, come sempre, pensando di non farlo; ma con la stessa maniacale ricerca dei termini corretti di un leghista convinto del garbo di Borghezio, e con lo stesso tatto. Non le rispondo e cerco di mascherare anche qualsiasi espressione disgustata del viso. Conservo le forze

    per la battaglia di Algeri che mi aspetta con Enzo su questo. Arriviamo velocemente, ma mai quanto avrei voluto. Poco è cambiato in ufficio da prima dell’estate. Le uniche variazioni sul tema sono le numerose schede nuove di richiedenti asilo, il mio computer rotto, la stampante col toner esaurito e una postazione ultra moderna per Sabrina, con tanto di pc

    e stampante dedicata, nuovi e funzionanti. Ormai si è trasferita in ufficio da noi in pianta stabile. Di amministrazione non se ne è mai occupata, nemmeno di striscio. D’altronde lo avevo capito dall’inizio. Non sapete quanto è triste la vita senza sorprese. Ad attenderci ci sono tutti gli operatori del progetto. Anna, Vladimir e persino Mohamed, anche detto Mister “ho un impegno

    improrogabile”. Il motivo è la riunione di équipe fissata prima di pranzo. Riunioni formali che eviterei volentieri, visto che con Anna e Vladimir ci confrontiamo tutti i giorni. Ma l’ha chiesta Mohamed. Vuole parlare della gestione delle case in cui accogliamo i richiedenti asilo. Dice che si sente troppo solo in questo. A volte forse ha ragione, ma a dirla tutta è soltanto

    sporadicamente solo a occuparsi di un cinque per cento (volendo essere magnanimi) delle attività del progetto, per cui non mi sembra una gran tragedia. Ma ovviamente è andato da Enzo, e mi è toccato organizzare la riunione, giusto per non sentirmi il caro presidente nelle orecchie. Saluto tutti. Anna e Vladimir vorrebbero sapere com’è andato l’incontro da quelli

    dell’associazione «8 luglio». Faccio un segno intendendo che ne parleremo dopo, quando Sabrina se ne sarà andata. «Sediamoci, ragazzi. Iniziamo».

    Fratello John sorella Mary

Fratello John sorella Mary

Le nuove avventure semiserie dell’operatore sociale precario Mauro Eliah

Pubblicazione: 30 giugno 2016

Collana: I Saggi

Pagine: 180

ISBN: 9788896350560

Prezzo: 10.00 

I migranti non sono tutti santi né diavoli. Sono uomini.

Sabato mattina: manifestazione. Il weekend non esiste. Se senti qualcuno parlarne, è un disfattista. O un bancario.

John e Mary sono fratelli? No. In realtà si sono conosciuti in Libia, si sono amati e hanno concepito un bambino nato in Italia dopo uno sbarco di fortuna. Flower è una giovane nigeriana ligia alle regole? No. In effetti è dispettosa e ribelle: l’incubo degli operatori sociali. L’associazione «8 luglio» lavora per i diritti dei migranti? No. Organizza feste in costumi etnici ed è promotrice di un corso di tarantella per rifugiati. L’assessore comunale è in prima linea alle manifestazioni per i richiedenti asilo? No, perché appena le cose si mettono male si allontana fingendo telefonate urgenti e provvidenziali. Lucalberto di Gianfilippo è un imprenditore che ha a cuore i meno fortunati? No. Lui ci mette solo l’idea di inaugurare una mensa per chi ha fame e sete, ma di soldi nemmeno a parlarne!

Mauro Eliah, alter ego dell’autore Marco Ehlardo, con Fratello John sorella Mary è di nuovo alle prese con le mille contraddizioni del Terzo settore. E sfodera tutte le sue armi migliori: l’ironia contro i luoghi comuni, la denuncia contro il malaffare, cuore e ragione contro l’ipocrisia.

«Questo libro, con uno stile brillante e arguto accende i riflettori sugli innumerevoli ritardi, fallimenti, intoppi burocratici e imbrogli che abbrutiscono il fenomeno dell’immigrazione». Parola dello scrittore Pino Imperatore.

Marco Ehlardo (1969) è nato a Napoli, città dove vive e lavora. Impegnato da oltre quindici anni nel settore sociale, è stato project manager di un programma di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e di numerosi altri progetti e servizi per migranti. Esperto di migrazioni e asilo, è autore per le testate Vita No Profit e Comunicare il Sociale. Svolge incontri e seminari sul tema per associazioni, giornalisti e scuole. Per Edizioni Spartaco ha pubblicato “Terzo settore in fondo. Le avventure semiserie di un operatore sociale precario” (2014).

Pino Imperatore – narratore, giornalista, sceneggiatore – è autore di varie opere comiche e umoristiche, fra cui i romanzi Benvenuti in casa Esposito, Bentornati in casa Esposito e Questa scuola non è un albergo, editi da Giunti. Da Benvenuti in casa Esposito è stata tratta una commedia teatrale di grande successo, scritta da Imperatore con Alessandro Siani e Paolo Caiazzo. Conduce a Napoli il Laboratorio di scrittura comica e umoristica «Achille Campanile». Nel 2015 ha esordito alla regia al teatro Sannazaro per lo spettacolo Anime del Sud.

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Recensioni

“Fratello John, sorella Mary” recensito da Comunicare il Sociale

“Fratello John, sorella Mary” recensito da La Lettrice Rampante

“Fratello John, sorella Mary” recensito su Metropolis

Metropolis Recensione Fratello John sorella Mary

 

 

 

 

 

Fratello John, sorella Mary recensito da Letture Sconclusionate

Fratello John, sorella Mary recensito su cinemafreeonline.com

“Fratello John, sorella Mary” recensito su Notizie Migranti

“Fratello John, sorella Mary” recensito su Legenda Letteraria

“Fratello John, sorellaMary” recensito su Due lettrici quasi perfette